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Afghanistan, terrorismo: talebano infiltrato nella polizia droga e uccide 10 colleghi

Si era infiltrato nella polizia della provincia di Uruzgan, poi ha drogato i suoi colleghi e li ha uccisi mentre erano privi di conoscenza. È il secondo “attacco dall’interno” nel giro di pochi giorni

Afghanistan, terrorismo: talebano infiltrato nella polizia droga e uccide 10 colleghi

Ha drogato dieci agenti, suoi colleghi, e li ha uccisi mentre erano privi di conoscenza. La strage si è consumata per opera di un ribelle talebano, che si era infiltrato nella polizia della provincia di Uruzgan, nel Sud dell’Afghanistan. L’uomo avrebbe poi rubato le armi dei colleghi e sarebbe fuggito nel distretto di Chinarto. La notizia è stata riportata dall’agenzia AFP, che ha anche confermato che le autorità locali stanno avviando un’operazione per rintracciare il killer. «Dalle nostre indagini è emerso che l’agente collaborava con i talebani, ha drogato i suoi colleghi e poi li ha uccisi mentre erano privi di conoscenza», ha spiegato il portavoce del governatore dell’Uruzgan, Dost Mohammad Nayab. A smentire questa ricostruzione è invece un portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, il quale sostiene che «nove agenti sono stati uccisi dopo che i miliziani hanno preso il controllo dell’avamposto a Chinarto». Si tratta del secondo caso del genere, ovvero di un “attacco dall’interno”, in meno di 10 giorni. Solo il 17 gennaio, infatti, quattro ufficiali di polizia corrotti e sospettati di collaborare con i talebani, hanno ucciso sempre a Uruzgan nove poliziotti afghani.

“Green on blue”
Sono degli assalti commessi da poliziotti e soldati afghani, o da uomini che si spacciano per poliziotti e soldati indossando le loro divise, contro militari stranieri, e conosciuti con il termine “green on blue”, ovvero “verde su blu”, dove i colori rappresentato dei codici utili all’esercito Usa per identificare le parti in conflitto in Afghanistan. I membri delle forze ISAF, da circa 12 anni stanziati in Afghanistan, non rischiano solo a causa di imboscate e terroristi, ma anche per la presenza di “insider attacks”, agenti afghani alleati con le forze Nato, che nel corso di missioni comuni commettono violenze contro i loro colleghi occidentali.



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