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Apple: costretta a versare all’Italia 318 milioni di euro per aver evaso il fisco

Presso la Procura di Milano, si è concluso il provvedimento nei confronti della grande azienda Apple. Accusata di evasione, dovrà corrispondere all’agenzia dell’Entrate, ben 318 milioni di euro. L’azienda, l’unica ad aver visto conclusosi il provvedimento, ha aperto fascicoli nei confronti di altre grandi società. Google, Amazon e Western digital, presto potrebbero corrispondere cifre similari se non addirittura superiori

Apple: costretta a versare all'Italia 318 milioni di euro per aver evaso il fisco

Il legale rappresentante e amministratore delegato di Apple Italia, Enzo Biagini, il direttore finanziario Mauro Cardaio e il manager della irlandese Apple Sales International, Michael Thomas O’Sullivan, hanno a giorni firmato un accordo con l’amministrazione patrimoniale dello Stato o più comunemente nota come Erario. L’accordo prevede il risarcimento di un corrispettivo, per una presunta evasione fiscale. L’azienda più nota, più produttiva e più discussa del mondo, Apple, dovrà corrispondere all’Agenzia delle Entrate ben 318 milioni di euro. Un mancato versamento dell’imposta sul reddito della società o più brevemente chiamata Ires, pari a 879 milioni di euro, per un periodo totale di 5 anni, avrebbe generato la presunta frode fiscale. Il colosso americano di Cupertino, fondato da Steve Jobs, vendeva in Italia ma fatturava in Irlanda dove beneficiava di un’aliquota radente allo zero. Sistema dell’esterovestizione, questo il nome del metodo abbracciato da molte aziende. Esso consiste nell’avere, da parte di una società, la residenza fiscale all’estero ma la propria attività e il suo oggetto sociale in Italia. Lo scopo è quello di fare in modo che gli utili siano sottoposti a minore tassazione. A seguito della vicenda, che ha interessato Apple, è stata avviata una procedura di ruling internazionale. Metodo che verrà esplicitato in futuro e che sarà in vigore nei prossimi 5 anni, avrà il compito di garantire, in un processo articolato di operazioni, trasparenza e certezza negli scampi tra Fisco e contribuente. «Un risultato importante che apre la strada per la regolarizzazione dei rapporti tra l’Italia e le multinazionali del settore», affermano esponenti della Procura di Milano.

Il provvedimento partito e conclusosi con Apple ha aperto altri fascicoli – Altre grandi aziende quali Google, Amazon e Western Digital potrebbero presto, corrispondere alle casse italiane cifre similari se non addirittura superiori. Ancora in fase di analisi il rapporto tra Google e l’Agenzia delle Entrate, il più grande motore di ricerca dovrebbe versare quasi un miliardo di euro. Nei confronti di Amazon, azienda di commercio elettronico, è stato aperto un fascicolo d’inchiesta a carico di ignoti ma che ancora non costituisce reato. Infine il più grande produttore mondiale di dischi rigidi, Western Digital, è ancora in fase di trattative con il Fisco, solo a livello penale sono state concluse le indagini a carico di uno dei vertici della società.



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