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Caso Elena Ceste, Michele scrive ai figli: “Solo voi potete farmi uscire di prigione”

Il tribunale di Torino ha respinto la richiesta di sospensione della pratica per togliere la potestà genitoriale a Michele. La difesa mostra delle prove in favore di Michele: il suo diario segreto dove svela tutte le sue preoccupazioni sui figli

Caso Elena Ceste, Michele scrive ai figli: "Solo voi potete farmi uscire di prigione"

Michele Buoninconti, il vigile del fuoco processato e condannato a 30 anni per l’omicidio della moglie Elena Ceste uccisa nel gennaio 2013, ha dovuto affrontare un’ulteriore situazione difficile: dopo essergli stata tolta la potestà genitoriale, ora il tribunale dei minori ha vietato a Michele di vedere i figli. L’accusato non è stato ritenuto idoneo dal Tribunale dei Minori per poter tirare su i quattro minorenni, dai sette ai diciasette anni, che ha avuto con sua moglie durante i vent’anni di matrimonio. E ora, che l’unico indagato per la morte della donna continua a trovarsi nel carcere di Verbania senza poter vedere i figli attualmente tenuti in custodia dai nonni materni, la difesa, portata avanti dall’avvocato Enrico Scolari, ha deciso di pubblicare lettere e scritti di Michele, stilate da qui ad un anno, racchiusi in una sorta di diario segreto che compila in modo meticoloso. I destinatari delle lettere e delle note sono molto spesso i figli. Sono tutti pensieri e discorsi di un padre che non vede i suoi eredi da troppo tempo: dalle preoccupazioni per la scuola fino all’uso di Facebook della figlia più piccola. E’ il settimanale “Giallo” che riporta le domande che rivolge ai suo figli: pensieri e parole che per la difesa, sono la dimostrazione di quanto Michele possa essere ancora un buon genitore. Per quanto riguarda l’accusa, si pensa che le parole dette ai figli non siano altro che l’ennesimo tentativo di manipolazioni per costringerli a mentire, frasi scritte palesemente anche nel diario in cui spera che i figli non vengano poi deviati o allontanati dai parenti della moglie che si sono mostrati poco giusti nei suoi confronti.

Timori di Michele per i nonni materni
Michele non vede affatto di buon occhio la custodia dei figli da parte dei nonni materni, perché teme che entrambi i genitori anziani di Elena possano condizionare i figli e allontanarli da lui. Difatti ciò che scrive è: «Figli, non vi fate convincere anche voi da queste infamie. Ho notato che persone che dicevano di ammirarmi, hanno avuto un pensiero infamante su di me. Spero, ma ne dubito, che tra queste persone non ci siano i nonni, altrimenti, cari figli per me è la fine» ha scritto riferendosi anche a sorelle e fratelli di Elena, che nel momento in cui la donna era scomparsa quel 23 gennaio 2013, hanno puntato il dito contro di lui. Continua: «Non riesco a giustificare il comportamento dei nonni. Figli miei, sono deluso. Non ho notizie di voi perché la nonna non vi fa avvicinare. Voi riuscite a comprendere e a giustificare perché lo fa? Perché per me sono parenti di mamma e con me non hanno niente a che vedere. Spero che non vi stiano condizionando e che crediate ancora in me». Poi Michele scrive direttamente a due di loro e al primo, il più grande, gli chiede di difenderlo: «Tu ti ricordi che mamma piangeva mentre le eri vicino? Poi arrivavo io e la tranquillizzavo facendola ridere, me l’hai riferito tu quello che ha detto, puoi farmi uscire tu di qui e tornare a casa» lasciando la frase in sospeso. Prosegue poi rivolgendosi al figlio più piccolo: «Come sono i nonni? Ti capiscono? Fai il bravo e abbi pazienza, hai visto che ti hanno fatto? Ti hanno tolto mamma e papà. Oggi mi hanno chiamato gli assistenti sociali perché mi vogliono parlare di voi. Chissà a quali torture siete sottoposti» scrive il 15 marzo 2015 dalla sua cella mentre ancora, non riusciva a vedere i suoi figli.

Alla figlia piccola: «Non fare come mamma»
La difesa rende pubbliche anche le preoccupazioni di un padre per la sua figlia piccola, dopo aver scoperto che utilizza Facebook. Nelle lettere, Michele scrive di prestare attenzione a chi conosce su internet, riportando il cattivo esempio della madre: «Piccola mia, ho saputo che hai Facebook, spero non sia vero, chi controlla? Io ti vorrei controllare per non farti commettere lo stesso errore di mamma. Sei troppo giovane e ingenua, ti farai fregare senz’altro», scrive facendo un chiaro riferimento alle conversazioni che la moglie Elena aveva con vecchi amici sul social in blu. Michele rimprovera infine sé stesso per non averla controllata abbastanza quando poteva e per non essere intervenuto prima. Alla sua prole scrive che la madre in passato aveva compiuto molti sbagli, ma non aveva mai smesso d’amarla. Michele aveva scritto una preghiera per lei, sperando che venisse letta al suo funerale, ma così non è stato: «Ho sentito che E. ha letto la preghiera per mamma, sono contento. Avrei voluto leggere la mia ma i nonni non hanno voluto. Speriamo che potremo continuare a essere una famiglia unita, nonostante le sue ferite, almeno vera». Un ultimo avviso per i figli lo scrive il 31 marzo 2015: «So che gli assistenti sociali vi stanno interrogando, ma io non temo nulla. Vi conosco e conosco il vostro cuore», scrive come farebbe un padre amorevole. Ma le prove contro di lui parlano chiaro: è stato lui a uccidere la moglie e ad occultarne il cadavere togliendo ai propri figli una madre. Presto Michele affronterà anche il processo di secondo grado in cui dovrà dimostrare la sua innocenza.



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