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Caso Yara, Massimo Bossetti durante il processo ammette: “Ho mentito sul tumore”

Bossetti in aula per la ventesima udienza urla contro le testimonianze dei suoi colleghi di lavoro, ma al banco dei testimoni ammette di aver mentito sul tumore alla testa: «Ho dovuto mentire inventando quella storia, me ne vergogno»

Caso Yara, Massimo Bossetti durante il processo ammette: "Ho mentito sul tumore"

Massimo Bossetti è in carcere per aver ucciso Yara Gambirasio. E nonostante la sua difficile e intricata situazione, non si è mostrato neanche una volta sull’orlo di una crisi, fino all’ultima udienza, la ventesima, quando ha reagito alle testimonianze dei suoi colleghi di lavoro. L’uomo calmo, con i vestiti stirati, esteticamente impeccabile, che non ha versato neanche una lacrima quando gli sono state mostrate le foto del cadavere di Yara o quando i genitori si sono commossi parlando di lei, ha perso la sua stasi dopo la testimonianza del suo compagno di lavoro Ennio Panzeri, l’imprenditore e capo di Bossetti. Al Sig. Panzeri è stato chiesto cosa ricordasse delle conversazioni con l’accusato prima dell’omicidio e l’imprenditore ha detto: «Massimo mi aveva detto che non andava d’accordo con la moglie e voleva suicidarsi». Bossetti a queste parole è scattato in piedi, ha puntato il dito verso Panzeri e rivolgendosi alla corte, ha espresso tutta la sua rabbia rispondendo: «Non è vero, non è vero, non è vero affatto. Mi state solo denigrando. Sono solo accuse e falsità, tutte bugie su di me».

Bossetti voleva consigli sulla separazione dalla moglie
A quel punto la presidentessa della corte, Antonella Bertoja, scioccata anche lei di sentir reagire in maniera così forte l’impassibile Bossetti, l’ha richiamato all’ordine e ha fatto finire il signor Panzeri. Dopodiché sono saliti al banco altri colleghi di Bossetti per testimoniare e confermare le parole di Panzeri. «Mi ha chiesto consigli sulla separazione perché anche io sono separato» ha detto un collega che frequentava tutti i giorni. Anche il vice direttore ha aggiunto: «Mi ha detto di volersi buttare dal ponte di Sedrina e io ho cercato di dissuaderlo dall’idea, ma lui sembrava perso». Bossetti continuava a dissentire alle accuse scuotendo semplicemente la testa. Allora il giudice s’è rivolta all’accusato chiedendogli di spiegare perché le affermazioni del dirigente e dei suoi colleghi secondo lui non fossero vere. Bossetti ha preso parola per la seconda volta durante l’udienza, ribadendo il concetto: «Non è affatto vero, non ho mai detto di essere stato in crisi, e soprattutto non ho mai detto niente su mia moglie o sulla mia vita». La Procura, dopo la sua dichiarazione, ha continuato a chiamare al banco anche altri colleghi di lavoro che hanno anche citato il (finto) ‘tumore al cervello’.

«Il tumore al cervello era una scusa, per non andare a lavorare» – A questo punto, la corte ha voluto che salisse al banco dei testimoni lo stesso Bossetti, perché era chiaro che voleva prendere parola e proferire la sua su quello che i colleghi avevano riferito. Quando gli è stato chiesto come mai si fosse inventato la storia del tumore, Massimo Bossetti ha risposto: «Ho dovuto mentire inventando la storia del tumore alla testa, me ne vergogno. Confermo che ad Andreoli – riferendosi al primo testimone – gli ho riferito di avere un tumore al cervello. È vero, ma da gennaio l’azienda mi deve circa diecimila euro che non ho ancora ricevuto. E siccome mi era stato intimato di non assentarmi neanche mezz’ora per fare altri lavori, perché loro sapevano che facevo altri lavori, non potevo dire che facevo altre attività lavorative perché mi avrebbero bloccato i pagamenti, allora ho mentito». Bossetti ha quindi spiegato che per poter guadagnare tempo, aveva iniziato a parlare di esami clinici quotidiani e di visite durante la settimana, pur di lavorare altrove e portare qualche soldo in più a casa. La corte continua a dubitare della credibilità di Bossetti, che rimarrà in carcere continuando ad affrontare processi. Udienze in cui lo vedono colpevole di omicidio, occultamento di prove e calunnia. Si continuerà a dubitare di lui, chiamandolo assassino e a diffidare, purtroppo per lui, anche dell’immagine di lui come uomo, facendolo sembrare debole, e come un marito, non in grado d’affrontare un matrimonio.



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