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Charlie Hebdo nel mirino del web per le vignette sul piccolo Aylan, lanciato l’hashtag #JeNeSuisPasCharlie

Il settimanale satirico è nella bufera per aver pubblicato una serie di caricature sulla morte del piccolo Aylan. Il web lo trova di cattivo gusto e lancia l’hashtag #JeNeSuisPasCharlie

Charlie Hebdo nel mirino del web per le vignette sul piccolo Aylan, lanciato l’hashtag #JeNeSuisPasCharlie

Charlie Hebdo, il settimanale francese, conosciuto per la sua dissacrante ironia, e vittima della strage di gennaio a Parigi, è adesso nella bufera per aver dedicato il numero di questa settimana alla crisi dei migranti. A far discutere alcune vignette sulla morte del piccolo Aylan Kurdi, in particolare quella che si rifà ad una pubblicità di McDonald’s dove un clown divertito campeggia sulla spiaggia accanto al cadavere di Aylan, mentre su un cartello pubblicitario si legge: «Promozione: due menù-bambino al prezzo di uno», e «morto proprio vicino al traguardo». Nella bufera anche alcune pagine interne dell’ultimo settimanale, dove compare la scritta: «La prova che l’Europa è cristiana”. Accanto la figura di Cristo e un bambino nell’acqua a faccia in giù con la scritta: «I cristiani camminano sulle acque, i bambini musulmani annegano». Quasi nove mesi fa vittima dell’attentato terroristico messo in atto dai fratelli Kouachi che costò la vita a 12 persone, e che ha commosso il mondo intero, e oggi, invece, Charlie Hebdo è nel mirino del web dove molti si chiedono il senso dello slogan “Je suis Charlie”, uno slogan di solidarietà alla redazione, vittima e martire della libertà d’informazione.

La risposta è l’Hashtag (‘#JeNeSuisPasCharlie’, Io non sono Charlie), creato da un alcuni utenti che trovano di cattivo gusto pubblicare vignette sulla morte di un bambino. Insieme ai numerosi messaggi di sdegno contro il settimanale satirico francese, è arrivato anche l’annuncio di un attivista e avvocato britannico, presidente della Society of Black Lawyers, di voler portare le caricature dinanzi al Tribunale Penale Internazionale con l’accusa di istigazione al “reato di odio”.



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