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Cinema: “E.T.” doveva essere un film horror, poi la svolta arrivò con la Mathison

All’inizio, il capolavoro di Steven Spielberg doveva essere una sorta di sequel a tinte horror di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. Poi in fase di sceneggiatura subentrò Melissa Mathison, appena scomparsa, e il film diventò una favola tenerissima

Cinema: "E.T." doveva essere un film horror, poi la svolta arrivò con la Mathison

“E.T., l’extraterrestre”, la dolcissima fiaba fantascientifica di Steven Spielberg del 1982 che fece commuovere le platee di tutto il mondo, all’inizio doveva essere un truce film horror, come se ne facevano tanti all’epoca e come fece lo stesso Spielberg con “Lo squalo”, che, anche se non è del tutto horror, fa sobbalzare più volte dalla poltrona. Ebbene sì, il film vincitore di 4 Oscar nelle intenzioni iniziali era un seguito a tinte fosche e cupe di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”; e non si tratta solo di appunti e idee, esiste davvero una sceneggiatura, intitolata “Night Skies”, ed alcuni modelli di creature mostruose create dal grande effettista Rick Backer. Il copione, di 99 pagine, fu scritto dallo sceneggiatore John Sayles, reclutato da Spielberg, che aveva appena finito di scrivere il film “Piranha” di Joe Dante (1978); la storia, impregnata di un horror spaventoso e un umorismo macabro, narrava di una famiglia assediata in una casa di campagna da un orda di alieni brutti e cattivi ed era raccontata dal punto di vista dei due ragazzini della famiglia, l’adolescente Tess e i fratellini più piccoli, Watt e l’autistico Jaybird. La trama va avanti tra bestiame scuoiato e umorismo pesante (un’anziana affronta gli alieni a colpi di scopa e, quando viene aggredita e uccisa, la sua dentiera schizza fuori dalla bocca e attraversa la stanza), ma Sayles diede rispettivamente agli alieni anche una personalità autonoma, caratterizzandoli come alti un metro e con “occhi come le cavallette”, in un modo molto simile a quello che sarà descritto nel cult “Gremlins” di Joe Dante (1984), che infatti prese molte idee da questo copione inutilizzato. Nelle foto di lavorazione, scattate nel laboratorio di Baker, i modelli rappresentano delle vere e proprie caricature horror di E.T., con le dita lunghe e ossute che saranno mantenute anche nel film, ed espressioni cattivissime e mostruose, che riecheggiano l’allora recente “Alien”.

La sceneggiatura non soddisfò Spielberg e subentrò la Mathison – Anche se il copione c’era, gli effetti speciali erano in fase di sviluppo ed anche gli scenografi erano stati interpellati, Spielberg, impegnato con le riprese de “I predatori dell’Arca perduta”, non se la sentiva di dirigere un film horror; ormai si era guadagnato la fama di regista di film sereni e rilassanti, ma voleva mantenere la posizione di produttore. All’inizio, offrì la regia a Tobe Hooper (autore di “Non aprite quella porta”), il quale era però poco interessato alla fantascienza e poco dopo diresse un altro film prodotto da Spielberg, “Poltergeist”, anche questo di genere horror e di grande successo. A dare il là creativo a quella trama che poi diventò “E.T.” fu la sceneggiatrice Melissa Mathison, scomparsa qualche giorno fa e dal 1982 al 2004 moglie di Harrison Ford, che in quel periodo bazzicava molto sul set di Indiana Jones per stare vicino al fidanzato divo; durante una delle visite, lei lesse il copione di “Night Skies” e rimase molto colpita da un elemento della trama che per Sayles doveva restare sullo sfondo: il rapporto di amicizia che si instaura tra uno degli alieni, il più bonario, e uno dei ragazzini, tanto che alla fine del film l’alieno decideva di restare con gli umani. Molto commossa, a suo dire, da questo dettaglio, la Mathison decise che poteva essere ampliato incontrando il favore di Spielberg, che aveva intenzione da tempo di dirigere una storia più intimista rispetto agli altri suoi film realizzati fino a quel momento.

La nuova sceneggiatura fu scritta dalla Mathison in appena otto settimane e, dopo alcune aggiunte autobiografiche di Spielberg, divenne il capolavoro che conosciamo oggi. Sayles fu accantonato, ma ricevette una bella sommetta dalla produzione in quanto alcuni frammenti di “Night Skies” furono comunque inclusi nello script finale. Dopo aver incontrato gli ostacoli della Columbia, che reputava la sceneggiatura buona per un “moscio film Disney”, Spielberg si rivolse alla Universal Pictures e il resto è storia del cinema.



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