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Cosa Nostra, 11 arresti per appalti in Fiera ed Expo: confiscati milioni di euro

Undici arresti per associazione a delinquere finalizzata a favorire gli interessi di Cosa Nostra a Milano in Fiera e ad Expo. «Le società coinvolte ricorrevano a una sistema di fatture false per creare fondi neri, il denaro era poi riciclato in Sicilia dove gli indagati avevano legami con la famiglia mafiosa dei Pietraperzia»

Cosa Nostra, 11 arresti per appalti in Fiera ed Expo: confiscati milioni di euro

Sono 11 le persone arrestate dalla Guardia di finanza con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a favorire gli interessi di Cosa Nostra a Milano, interessi e affari con l’ente Fiera Milano che avrebbe aiutato i coinvolti ad ottenere in 3 anni 20 milioni di euro di appalti, ma anche con lavori per Expo. Nell’ordinanza di arresto si legge che «la società consortile Dominus Scarl lavora quasi esclusivamente con Nolostand spa, società interamente controllata da Fiera Milano, e si occupa di allestimento degli stand nei siti espositivi dell’ente. E proprio in virtù di tale rapporto imprenditoriale e commerciale ha effettuato lavori di allestimento e smontaggio per Expo 2015 o presso alcuni padiglioni dell’Esposizione mondiale, sia direttamente che attraverso alcune consorziate». «L’operazione dimostra l’interconnessione fra organizzazioni criminali e realtà economica. Qui si parla di fondi neri, operazioni estere, evasione fiscale, che è uno dei sistemi più diffusi di accumulo di proventi illeciti», ha commentato il procuratore capo di Milano, Francesco Greco. «Le organizzazioni criminali – ha aggiunto facendo riferimento agli uomini legati a Cosa nostra negli appalti di Expo – sono riuscite a inserirsi nelle partecipate pubbliche. Questa è una circostanza inquietante». Nel mirino degli inquirenti ci sarebbero le commesse di 4 padiglioni di Expo 2015: Francia, Kuwait, Guinea Equatoriale e uno sponsor (Birra Poretti). Le Fiamme gialle, oltre ad attuare gli undici arresti, stanno eseguendo un sequestro preventivo di diversi milioni di euro.

Giuseppe Nastasi il principale indagato
Al centro dell’inchiesta il consorzio di cooperative Dominus Scarl, specializzato nell’allestimento di stand, le cui società sarebbero state intestate a prestanomi di Giuseppe Nastasi, il principale indagato. Arrestato anche Liborio Pace, collaboratore di Nastasi, già imputato per appartenenza alla famiglia mafiosa di Pietraperzia e, come si legge nell’ordinanza «elemento di collegamento con detta famiglia partecipando all’attività di riciclaggio del denaro provento dei reati tributari». «Pace e Nastasi intrattenevano costanti rapporti con i dirigenti e gli organi di vertice della Nolostand, al fine di ottenere l’aggiudicazione o di assicurarsi il rinnovo dei contratti di appalto dei servizi di trasporto e facchinaggio dei siti fieristici», ha spiegato il giudice Fabio Roja.

Denaro riciclato in Sicilia
Ilda Boccassini, a capo del dipartimento Antimafia della procura, ha spiegato che «le società coinvolte ricorrevano a una sistema di fatture false per creare fondi neri»; il denaro era poi riciclato in Sicilia dove gli indagati avevano legami con la famiglia di Cosa Nostra dei Pietraperzia. «In particolare – ha aggiunto – c’erano imprenditori che pagavano operai per farsi costruire in casa veri e propri imboschi per il denaro contante». Da quanto riportato pare che tutti i soldi ottenuti con gli appalti alla Fiera di Milano, tornassero in Sicilia in borse di plastica, valigie e perfino in un canotto. Secondo la Dda milanese si tratta di «reati commessi da un gruppo di imprenditori legati ai clan di Cosa nostra di Enna, ma che sarebbero stati commessi anche grazie a convenienze e ad una serie di gravi superficialità da parte di soggetti appartenenti al mondo dell’imprenditoria e delle libere professioni».



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