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Decreto Sigarette: aumento di 0,30 centesimi per pacchetti di fascia bassa

Le sigarette potrebbe aumentare secondo un decreto su cui si starebbe lavorando. Le bionde, da 170 euro al chilo arriveranno a 175, aumentando per il consumatore di 0,30 cent a pacchetto. I produttori si mobilitano appellandosi ad una clausola del decreto

Decreto Sigarette: aumento di 0,30 centesimi per pacchetti di fascia bassa

Se andasse in porto sarebbe una nuova bastonata per i fumatori. Ma ci potrebbe essere un aumento economico per le sigarette di fascia medio bassa. Saranno penalizzati tutti i fumatori che comprano i pacchetti di tipo low cost, sebbene si parli di un aumento di 0,30 cent, per le sigarette che costano 4,20 e 4,40 euro. Proprio come si spiega su “Il Messaggero”, il Ministero dell’Economia starebbe valutando un decreto per ritoccare verso l’alto l’“onere minimo fiscale”. Per onere fiscale si intende un’imposizione fiscale a cui ci si deve adeguare con lo svolgimento di una determinata attività economica: “onere minimo fiscale” sarebbe un valore che rappresenta il limite basso da non dover oltrepassare. L’onere minimo fiscale, in ogni caso, pesa in maniera più proporzionale proprio sul prodotto che riporta un prezzo più basso e ragionevole. In più, quest’aumento sull’accisa, non ha bisogno dell’approvazione parlamentare, anche perché il Governo può sfruttare l’ultima riforma fiscale, in grado di poter permettere al Ministero di aumentare le tasse in completa autonomia sui monopoli dello Stato.

I produttori si attivano
Una parte dell’accisa, quella che viene quantificata in base al prezzo nella media delle sigarette, ha già avuto un picco a gennaio, ora potrebbe aumentare anche la seconda parte della stessa accisa sulle bionde, andando da 170 euro al chilo a 175 euro. A esserne colpite potrebbero essere le marche “John Player”, “Chesterfield” e “Gauloises”, ma anche alcune di fascia alta come le “Marlboro” e le “Merit”. I produttori dei marchi di fascia bassa, tuttavia, iniziano a mobilitarsi: si tengono pronti anche per poter sfruttare una clausola della riforma, per bloccare l’aumento. Secondo la suddetta riforma, difatti, il Governo può aumentare le tasse solo se l’andamento del gettito fiscale dell’anno trascorso ha chiuso in negativo. Nel 2015, però, secondo i dati stilati anche sul “Il Messaggero”, non è stato un anno negativo per le imposte sulle sigarette: gli incassi sulle accise, nel 2015, sono arrivati a 10,8 miliardi di euro, contro i 10,3 miliardi del 2014. Una piccola speranza per i produttori.



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