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Delitto di Ancona, Tagliata accusa la fidanzatina: “Mi ha detto lei di sparare. Mi ha plagiato”

Il ragazzo ha confessato di essersi recato dai genitori della fidanzata per un chiarimento, ma aveva portato una pistola con sé per difendersi, perché era stato minacciato precedentemente. Otto colpi andati a segno: la madre di lei è morta sul colpo, mentre il padre è in coma irreversibile. La 16enne: «Non l’ho fermato perché sono rimasta impietrita»

Delitto di Ancona, Tagliata accusa la fidanzatina: "Mi ha detto lei di sparare. Mi ha plagiato"

Iniziano ad accusarsi a vicenda i due fidanzatini di Ancona dopo la tragedia del 7 novembre in cui ha perso la vita la madre di lei, Roberta Pierini, mentre il padre, Fabio Giacconi, si trova in coma irreversibile. Il ragazzo, Antonio Tagliata, 18 anni, ha spiegato che si era recato nella loro abitazione per chiarirsi con i genitori della fidanzatina, quasi 16enne, che non vedevano di buon occhio la loro relazione. Portava con sé una pistola calibro 9 da cui sono esplosi circa 8 colpi, tutti andati a segno. Ma lui si difende: «Non volevo uccidere, mi hanno aggredito. Sono andato lì con una pistola per difendermi, perché il padre della mia ragazza mi aveva minacciato». «Ero armato perché ero convinto di morire io», ha ribadito. E poi accusa la fidanzata: «Mi ha detto lei di sparare. Spara, spara, mi ha detto, e io ho sparato».

La fidanzatina dell’omicida: «Sono fuggita con lui perché avevo paura. Adesso cosa farò?» – Diversa la versione della ragazzina, che il 22 novembre compirà 16 anni, e che non sa ancora cosa abbia riferito Antonio al pm: «Io non l’ho fermato perché sono rimasta impietrita. E poi, dopo che aveva sparato sui miei genitori, l’ho seguito solo perché avevo paura e non sapevo cosa fare». Adesso è in attesa dell’udienza di convalida del fermo per omicidio ed è terrorizzata dalle conseguenze di un reato di cui, a suo dire, non sarebbe né colpevole né complice. «Cosa faccio adesso? Dove andrò? E la scuola?», ha chiesto al suo avvocato, Paolo Sfrappini. Ma la situazione per lei si è aggravata dopo le dichiarazioni del fidanzato, che nonostante sia stato lui a sparare, ha puntato il dito contro di lei assicurando di essere stato plagiato e portato a compiere il massacro. Entrambi sono stati fermati per le medesime accuse: omicidio volontario, tentato omicidio e porto abusivo d’arma da fuoco.

Ad aggravare la posizione di Antonio il ritrovamento di un biglietto: «Li ammazzo» – Adesso bisogna capire come un ragazzo di 18 anni, chiamato “il gigante buono”, come racconta la madre, si sia procurato una pistola, che aveva la matricola cancellata. Al magistrato ha detto di averla presa circa una settimana fa, ma le indicazioni sembrano piuttosto vaghe. Quel che è certo è che tutti i colpi esplosi siano andati a segno e dell’aggressione dei genitori della fidanzata prima del massacro, di cui parla Antonio, non si hanno prove. Eppure lui assicura che aveva portato con sé l’arma solamente per difendersi, perché credeva che a morire sarebbe stato lui. La sua posizione si è aggravata con il ritrovamento di un biglietto ritrovato in casa dopo il fermo: «Li ammazzo». Non si parla più quindi di difesa, ma di omicidio premeditato. Il ragazzo ha poi spiegato agli inquirenti che pensava sarebbe morto lui e avrebbe lasciato una confessione scritta per proteggere il padre, che ha avuto in passato guai con la giustizia, e lasciarlo fuori dalle indagini.



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