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Delitto di Pordenone, l’indagato si difende: “Non c’entro. Lo chiariranno le indagini”

Giosuè Ruotolo, amico ed ex coinquilino di Trifone, è oggi l’unico indagato per la morte dei due fidanzati. Non avrebbe un alibi per la sera e l’ora del delitto, ma si difende: «Non avere un alibi non vuol dire essere colpevole. Io non c’entro niente. Lo chiariranno le indagini»

Delitto di Pordenone, l'indagato si difende: "Non c’entro. Lo chiariranno le indagini"

Solo due giorni fa si è venuto a conoscenza che, dopo mesi e mesi di indagini, c’è finalmente un nome sul registro degli indagati per il duplice omicidio di Teresa Costanza e Trifone Ragone, i due innamorati uccisi lo scorso 17 marzo davanti alla palestra dove erano soliti allenarsi a Pordenone. Tuttavia gli inquirenti, procedendo con prudenza, non avevano ancora fornito informazioni sul presunto killer. Oggi invece il suo nome è venuto a galla. Si tratta di Giosuè Ruotolo, 26enne di origini campane, commilitone e amico di Trifone, e per di più suo ex coinquilino. Il ragazzo, al momento unico indagato, si è così difeso dalle accuse: «Io non c’entro ma è giusto che indaghino, così verranno eliminati tutti i dubbi». «Troveranno il colpevole. Io e Trifone eravamo amici. Voglio anch’io la verità. Non c’entro niente col suo omicidio», ha ribadito. Ma sembra che Ruotolo, in questi mesi più volte interrogato dagli investigatori, non abbia fornito un alibi convincente, spiegando che al momento dei fatti, tra le 19.40 e le 19.50, si sarebbe trovato da solo nella propria abitazione, distante solo pochi minuti dal luogo del delitto. Un breve tragitto che, secondo gli inquirenti, avrebbe potuto percorrere a piedi senza dare troppo nell’occhio.

Delitto di Pordenone, l'indagato si difende: "Non c’entro. Lo chiariranno le indagini"

Per Giosuè Ruotolo però non avere un alibi «non vuol dire essere colpevole». E al momento non ci sarebbero neanche prove schiaccianti contro di lui, al punto da far scattare un provvedimento di custodia cautelare, ma gli investigatori hanno assicurato di avere dei buoni riscontri. Una certezza sarebbe la presenza dell’amico di Trifone nella zona della cittadella sportiva di Pordenone. Tali elementi sono emersi grazie all’utilizzo di tecnologie super avanzate che permettono di mappare spostamenti di persone e telefoni cellulari. Il movente è invece ancora poco chiaro e non si esclude nessuna possibilità: dal delitto passionale allo screzio degenerato, da antichi rancori a questioni di denaro, oppure banali liti sfociate in tragedia.



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