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Ebreo pugnalato nel milanese: ecco un identikit dell’aggressore

Aggredito in serata da uno sconosciuto, si esclude la pista antisemita. Tuttavia Milano in via precauzionale ha deciso di disporre maggiore sicurezza nel quartiere ebreo di Milano, mentre si cerca l’assalitore tramite l’identikit stilato dall’aggredito

Ebreo pugnalato nel milanese: ecco un identikit dell'aggressore

In un’epoca in cui la multiculturalismo dovrebbe essere all’ordine del giorno, dove non dovrebbe esistere più nessuna differenza a livello di cultura. L’ONU ci imbocca giornalmente quanto siano importanti due concetti per annullare il razzismo, soprattutto con la difficile situazione nei paesi arabi: fratellanza e tolleranza. Sicuramente è un concetto che molti non hanno appreso a pieno. Un concetto che non si è ancora capito a quanto pare, soprattutto in quel di Milano, nella strada di Via San Gimignano, dove si vede ancora per terra la macchia di sangue di Nathan Graff sull’asfalto. Come per ricordarci che in realtà di multi cultura non c’è proprio niente. Nathan è ebreo. Ha 40 anni, ed è di nazionalità israeliana. Indossa la kippah, era riconoscibile come ebreo osservante. Nathan ha trovato un’occupazione in un’associazione che fa controlli agli alimenti per il rispetto dei parametri kosher. Dopo il lavoro, viene accompagnato per un tratto di strada da due amici che lo lasciano nei pressi di casa attorno alle 20, in via San Gimignano, che per chi è del posto sa bene che è una delle strade della zona ebraica. In quella strada Nathan ha una casa, dove vive con la moglie e con il suocero, un rabbino di origine afghana, Hetzkia Levi. Ad un tratto Nathan, rimasto da solo per strada, ha avuto l’impressione di essere seguito e ha accelerato il passo, ma l’aggressore con il volto coperto da un cappuccio, si è fiondato su di lui e l’ha colpito con un coltello prima alle spalle e poi al volto.

L’aggressore mostra il volto
Quando il quarantenne si è girato nel tentativo di difendersi, è riuscito a togliere il cappuccio dall’assalitore, che avrebbe mostrato il volto durante la breve colluttazione che ha avuto con la vittima, rivelando una carnagione chiara, capelli biondi e occhi azzurri. Il delinquente è fuggito, lasciando Nathan in una pozza di sangue. Per fortuna qualcuno ha sentito i rumori in strada e ha dato l’allarme. Sul posto sono subito arrivati i Carabinieri e il 118. Nathan Graff è fuori pericolo, cosciente e in grado di parlare. È stato operato al viso presso il Trauma Center dell’ospedale Niguarda, e la sua prognosi è di 30 giorni, tuttavia è fortuna è sano e salvo. Ha subito fatto un identikit dell’uomo ai carabinieri, all’intelligence italiana e alla prefettura, e così si inizia ad indagare sul movente.

La procura indaga sul movente: Razzismo o matrice islamica?
Il caso, nonostante sia stato affidato al pool dell’antiterrorismo che indaga sull’antiterrorismo e sui reati di natura politica, viene sviscerato anche dalla prefettura milanese e dall’intelligence italiana. Tuttavia, il fascicolo è ora in mano del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, a capo del pool di magistrati milanesi. La prima aggravante, e cioè motivazione razzista, è stata già tolta dall’elenco: dalla prime ricostruzioni dell’aggressione e dalle testimonianze raccolte sul posto non sarebbero infatti emersi elementi tali da far pensare al movente dell’antisemitismo. Una seconda possibile ipotesi è subito stata un’eventuale matrice islamica. Tuttavia il co-presidente della Comunità ebraica di Milano, Milo Hasban ha subito smentito sull’eventualità, come spiegato nell’intervista a Radio 24 avvenuta nella giornata di ieri. «Noi speriamo che sia un episodio isolato, certamente fatto contro un ebreo della nostra comunità, ma non è riconducibile a quello che sta succedendo, all’Intifada dei coltelli. Non abbiamo nessun elemento che lo possa confermare. Non si è sentito niente, non è stato rivendicato, la persona non ha detto niente in arabo come viene fatto di solito. Non c’è alcun tipo di segnale che possa essere collegato». Anche l’intelligence italiana è d’accordo, ma questo non viene preso sotto gamba. Proprio per la delicatezza del caso, tutto viene seguito con la massima attenzione, anche se al momento non esiste alcun elemento concreto che faccia pensare che l’Italia sia stata scelta come nuova frontiera dello scontro tra Israele e i suoi nemici.

A Milano, e in tutte le città italiane con comunità ebree, si rinforza la sicurezza – Nonostante si escluda questa pista, il prefetto di Milano ha voluto togliersi ogni dubbio intensificando subito la vigilanza vicino agli obiettivi sensibili, quindi le vie più importanti del quartiere ebraico. Il viceprefetto vicario Giuseppe Priolo ha convocato con urgenza un Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica per questa mattina che ha poi inoltrato una circolare a tutti i questori e prefetti d’Italia. In essa si dispone: «Intensificare la vigilanza e il controllo in tutta Italia sui luoghi di culto e sugli obiettivi sensibili riferibili ad Israele e alla religione ebraica». Anche il capo dello stato Sergio Mattarella ha espresso la sua opinione: «Ci deve essere un impegno a raddoppiare la vigilanza e la prevenzione, che è molto attenta, ma che va sempre costantemente rafforzata. La sensazione è di allarme, come tutti i fatti di violenza e di sangue». L’ipotesi più plausibile, al vaglio della Procura di Milano, resta dunque un semplice caso d’aggressione, di rapina o di tentato omicidio. A far propendere gli inquirenti, sono le modalità dell’agguato: l’uomo, armato di coltello, avrebbe colpito più volte mettendo a repentaglio la vita di Graff. Ora si sta passando al setaccio anche le numerose telecamere della zona. Che sia stata solo una tentata rapina o che sia stato un caso di razzismo, la paura rimane come la pozza di sangue lasciata da Nathan in quella strada. Certo verrà cancellata col passare dei giorni, proprio come il bisogno di più sicurezza e tutela di tutta la cittadinanza.



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