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Ercolano, ucciso per errore 7 anni fa: 4 arresti, killer si lamentò per paga dimezzata

I carabinieri di Torre del Greco hanno arrestato due giorni fa quattro persone, esponenti del clan Ascione-Papale di Ercolano, accusate dell’omicidio di Salvatore Barbaro, avvenuto nel 2009. Oggi è stato ricostruito che Barbaro fu una vittima innocente, ucciso per un fatale scambio di persona

Ercolano, ucciso per errore 7 anni fa: 4 arresti, killer si lamentò per paga dimezzata

Freddato come un boss, ma non era un malavitoso; era solo una vittima innocente finita trucidata nell’ambito della faida tra i clan camorristici Ascione-Papale e Birra-Iacovino, ucciso per un fatale scambio di persona a causa di una vettura simile a quella del reale obiettivo dei killer. Dopo sette anni è stata fatta ampia luce sull’omicidio di Salvatore Barbaro, accaduto il 13 novembre 2009 ad Ercolano (Napoli) in prossimità degli scavi archeologici. La famiglia del giovane non si era mai data pace e per anni ha insistito per far ricostruire l’intera vicenda e scoprire la verità. Due giorni fa, i carabinieri della compagnia di Torre Del Greco hanno arrestato quattro individui, considerati affiliati al clan Ascione-Papale, accusati di aver pianificato ed eseguito l’agguato ai danni di Barbaro: Antonio Sannino, Natale Dantese, Pasquale Spronello e Vincenzo Spagnuolo, quest’ultimo considerato l’esecutore materiale del delitto.

Il killer si lamentò di essere stato pagato di meno per l’errore – L’omicidio di Barbaro era avvenuto con modalità tipiche degli agguati camorristici ed anche per questo gli inquirenti, all’inizio, avevano setacciato la vita privata del giovane. Ma Barbaro era risultato incensurato e sbarcava il lunario esibendosi come cantante neomelodico con il nome d’arte di Salvio. Gli investigatori avevano quindi iniziato ad indagare appunto nell’ambiente di questo circuito musicale, non esente purtroppo da infiltrazioni malavitose, ma non era venuto fuori nulla di eclatante. Salvatore era pulito e non aveva neppure pericolose frequentazioni. Adesso, dopo sette anni, c’è stata la svolta: i killer di Barbaro furono tratti in inganno dalla sua vettura, uguale a quella della vittima designata. E dalle indagini è venuto fuori un particolare agghiacciante: Spagnuolo ebbe persino da ridire dopo essere stato pagato meno della metà della ricompensa pattuita prima di compiere l’omicidio (da 3.000 euro promessi, ne ricevette “solo” 800) a causa dell’errore dello scambio di persona. Il killer sostenne vivacemente che l’errore non fu suo, ma di chi gli aveva segnalato la macchina, ossia Pasquale Spronello, anche lui tra gli arrestati. Come se una vita umana contasse quanto un’ordinazione sbagliata.

Tutte le dinamiche sono venute fuori grazie ad una collaboratrice – I quattro sono finiti in manette grazie alle dichiarazioni di una collaboratrice di giustizia, Antonella Madonna, ex componente del clan Ascione ed ex moglie di Natale Dantese. La donna ricopriva un ruolo importante all’interno del clan e fu proprio lei a prelevare Spagnuolo subito dopo il delitto per accompagnarlo a casa della fidanzata a Scafati. E proprio sull’auto della Madonna sarebbe avvenuta la discussione per il compenso tra Spagnuolo e Dantese. Il vero obiettivo del clan era un certo Nicola “mutand ‘e fierro”, esponente del gruppo rivale dei Birra, che possedeva un’autovettura uguale a quella del povero Barbaro, una Suzuki Swift.



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