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Ergastolo per l’infermiera killer che faceva i selfie con le sue vittime

Ergastolo per Daniela Poggiali, l’infermiera che uccise nel 2014 una sua paziente iniettandole una dose letale di potassio: indagata per altri 10 morti sospette nell’ospedale Umberto I di Lugo. Il procuratore Mancini: «Aveva un senso di potenza che la faceva sentire in grado di fare tutto quello che voleva, anche nel senso di togliere la vita a qualcuno. Si sentiva onnipotente come un Dio. Questo è stato il suo errore»

Ergastolo per l'infermiera killer che faceva i selfie con le sue vittime

Pena massima per Daniela Poggiali, l’ex infermiera 44enne dell’ospedale Umberto I di Lugo, a Ravenna, responsabile della morte di una sua paziente, Rosa Calderoni, 78 anni, per averle iniettato la mattina dell’8 aprile 2014 una dose letale di potassio. È questa la sentenza dei giudici della corte d’assise di Ravenna, presa dopo quasi otto ore di camera di Consiglio: per l’infermiera killer, che faceva con le vittime persino dei selfie, ergastolo senza isolamento diurno, con l’esclusione dell’aggravante dei motivi abbietti e la conferma di quelle della premeditazione e dell’uso di un mezzo venefico. Adesso si pensa che la Poggiali possa essere responsabile anche di altri dieci morti sospette nell’ospedale in cui prestava servizio, d’altronde durante i suoi turni di lavoro risultano oltre 90 morti in più rispetto alla media dei periodi in sua assenza. Per lei il pm Angela Scorza aveva chiesto oltre all’ergastolo anche l’isolamento diurno per un anno e mezzo, escluso invece nella sentenza. «In criminologia – aveva detto – sarebbe indicata come serial killer dominante: uccidendo, si sentono potenti. E lei ha ucciso non per pietas ma perchè si compiace di dare la morte». L’avvocato difensore, Stefano Dalla Valle aveva invece chiesto l’assoluzione piena «perchè il fatto non sussiste», poi «perchè le prove raccolte sono insufficienti o contraddittorie». Presto presenterà appello.

«Si sentiva onnipotente come un Dio»
La Poggiali era entrata nella stanza della sua paziente intorno alle 8.15 e le 8.20, dopo aver chiesto alla figlia di uscire rimanendo da sola con lei per circa 10 minuti, il tempo necessario per iniettarle due fiale di potassio. Rosa Calderoni è morta alle 9.40. L’infermiera killer, al termine della sentenza, è stata riportata nel carcere di Forlì. Solo nell’ultimo anno in cui è stata in servizio all’ospedale Umberto I di Lugo nei suoi turni si sono registrati 96 decessi, più del doppio rispetto a quando non si trovava lei in corsia. «Daniela Poggiali – ha detto il procuratore Alessandro Mancini – pensava di essere così intelligente, così furba da poter uccidere sotto il naso di tutti. Aveva un senso di potenza che la faceva sentire in grado di fare tutto quello che voleva, anche nel senso di togliere la vita a qualcuno. Si sentiva onnipotente come un Dio. Questo è stato il suo errore».



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