Scroll to Top

Genny ‘a Carogna si è costituito al carcere di Secondigliano accompagnato dal legale

Il capo ultrà del Napoli Calcio, ricercato per droga, si è presentato in compagnia del suo avvocato difensore al carcere di Secondigliano, dopo essersi reso irreperibile nell’ambito di un’operazione che ha smantellato un traffico di droga tra Napoli e l’estero

Genny 'a Carogna si è costituito al carcere di Secondigliano accompagnato dal legale

Sembrava fosse destinato ad una lunga latitanza come altri suoi “confratelli”, invece Genny ‘a Carogna, cioè Gennaro De Tommaso, camorrista e capo ultrà della tifoseria del Napoli Calcio, si è costituito ieri pomeriggio; De Tommaso, datosi alla fuga e ricercato nell’ambito di un’operazione dei carabinieri che ha smantellato un traffico di droga tra Napoli, la Spagna e l’Olanda, si è presentato alle porte del carcere di Secondigliano accompagnato dal suo avvocato, Giovanna Castellano. Il legale ha poi dichiarato: «Il mio cliente non è mai stato latitante, fino a ieri era un libero cittadino e aveva il diritto di allontanarsi da casa in qualsiasi momento». Genny ‘a Carogna diventa famoso il 3 maggio 2014. E’ la finale di Coppa Italia con la partita Napoli-Fiorentina allo stadio Olimpico di Roma, qualche ora prima alcuni tifosi napoletani vengono aggrediti da un gruppo di romanisti, nel trambusto spunta una pistola che spara e colpisce un giovane. Il ragazzo è Ciro Esposito, morirà dopo 50 giorni di coma al policlinico Gemelli. Anche se il ragazzo è ancora vivo, tra gli spalti occupati dai tifosi partenopei si diffonde la voce che è già morto; seguono alcuni lunghissimi minuti di tensione, l’arbitro attende il via libera della Digos perchè è impossibile giocare in un clima così impregnato di violenza e di nervi a fior di pelle. Il capitano del Napoli, Marek Hamsik, viene accompagnato dalle forze dell’ordine sotto la curva dei napoletani: ed è allora che compare sugli schermi di tutta Italia la corpulenta e grezza figura di Genny, capo della falange ultrà del Napoli più temuta, i Mastiffs. Scavalca la staccionata e parla per qualche minuto con Hamsik, poi fa cenno ai suoi compagni di stare calmi. Il tutto sotto gli occhi della polizia e delle istituzioni presenti, tra cui il premier Matteo Renzi. Da quel momento, si parlerà di una trattativa per far iniziare la partita senza disordini da parte dei napoletani, di un pugno di avanzi di galera che tengono in scacco le più alte istituzioni italiane all’interno di uno stadio.

Le immagini fanno il giro del mondo con tutta la bella figura che ne segue. De Tommaso, indicato da un pentito come camorrista di Forcella e capo temuto dei Mastiffs, ha sempre negato ogni addebito, sostenendo che voleva solo sapere come stava Ciro Esposito. In seguito viene raggiunto da un daspo per cinque anni e poi condannato agli arresti domiciliari. Dopo alcune peripezie, tra cui il padre Ciro gambizzato in un bar a febbraio, sembra che abbia cercato pure di far da paciere tra le fazioni di ragazzini camorristi contrapposte a Forcella e alla Sanità che hanno portato ad alcuni morti fino a settembre, ma è solo una voce. Ieri, l’ultimo atto di una vita spesa tra calcio e crimine.



Leggi anche: