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Genova, pestato a sangue perché gay. Arrestati i tre aggressori

L’uomo, da poco uscito dal coma, era stato pestato a sangue a bordo di un bus da tre ragazzi tra i 18 e i 20 anni. Uno di loro ha però smentito l’ipotesi dell’omofobia, confessando che a irritarlo sarebbe stato un complimento di troppo a una ragazza

Genova, pestato a sangue perché gay. Arrestati i tre aggressori

Hanno pestato a sangue un 45enne fino a provocargli un ematoma cerebrale che lo ha portato in coma. E solo perché pensavano fosse gay. I fatti risalgono allo scorso 14 luglio, quando Luca, proprietario di un noto locale nel centro storico di Genova, si trovava a bordo di un autobus al capolinea di Piazza Caricamento, insieme ai suoi aguzzini, tre giovani tra i 18 e i 20 anni, tra cui un minorenne all’epoca dei fatti. Dopo mesi di indagini i carabinieri hanno arrestato gli autori dell’aggressione a Milano e a Genova, tra sabato e domenica. Altre due ragazze, presenti al pestaggio, sono state invece denunciate in stato di libertà. Adesso i ragazzi, tutti italiani e studenti di buona famiglia, sono accusati di tentato omicidio e in attesa di giudizio. Decisive per le indagini e l’individuazione del gruppo omofobo le immagini delle telecamere di videosorveglianza situata nella zona del pestaggio e l’analisi delle celle telefoniche. Secondo la descrizione dei fatti quella notte, verso le 4 circa, la vittima si trovava in compagnia di un amico inglese sul bus1. I ragazzi si trovavano vicino a loro, e dopo una serie di sguardi hanno iniziato ad insultare Luca credendolo omosessuale. Seguono pugni e calci alla testa sotto gli occhi impassibili dell’autista, adesso indagato per omissione di soccorso. Luca è riuscito poi a scappare e tornare a casa. Ricorso alle cure mediche solo 7 giorni dopo, è stato ricoverato per le gravi condizioni riscontrate. Dopo il coma farmacologico, dalla quale si è risvegliato solo a metà agosto.

Da quanto riportato dalle autorità, uno degli arrestati avrebbe confessato che a farli irritare è stato un complimento del 45enne a una delle due ragazze, e che quindi l’omofobia non c’entra nulla con la vicenda. Una delle indagate ha inoltre raccontato di essere stata intimata dai tre amici a stare zitta e non parlare della vicenda.



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