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Giappone: azienda produce bambina gonfiabile per pedofili, il web si ribella

Azienda giapponese produce bambola gonfiabile con la forma di bambini. Lo scopo dell’industria, secondo il suo leader, è quello di curare la pedofilia in maniera alternativa, ma il web non lo accetta

Giappone: azienda produce bambina gonfiabile per pedofili, il web si ribella

Un’azienda giapponese chiamata Trottla, fondata da Shin Takagi nel 2005, ha attirato l’attenzione dei media internazionali per la produzione di bambole gonfiabili a scopo sessuale con le sembianze di bambini. L’impresa ha iniziato a produrre bambole abbastanza realistiche anche per via del piccolo laboratorio artistico/artigianale che l’industria possiede, con operai che tendono ad essere molto precisi affinché la bambola abbia l’aspetto infantile e puerile tipico dei bambini dai 10 anni in sù. La produzione di bambole di questo genere è basata su una questione del tutto morale: l’azienda produce i bambini finti per curare la pedofilia. Secondo il leader a capo dell’ente, che in base all’opinione dei tabloid giapponesi gira voce sia anche lui tendente alla pedofilia, se un pedofilo compra una bambola con la forma di una bambina “real doll”, evita di sfogare le sue pulsioni sessuali sui “bambini reali”. Tuttavia Shin Takagi, nel 2013 aveva concesso un’intervista al “Vice”, giornale internazionale, spiegando che non avrebbe installato delle funzioni sessuali all’interno delle sue bambole «perché i bambini non hanno “rapporti”». Ora quello che è cambiato, come Takagi racconta nell’intervista fatta di recente al “The Atlantic”, sembra essere l’idea che nessuno s’impegni per curare la pedofilia, perciò ha deciso di andare contro i suoi ideali per prendersi carico del problema cercando di arginarlo con mezzi alternativi.

Gli psicologi: «Non aiuterà i pedofili, potrebbe peggiorare la situazione»
Naturalmente sulla validità scientifica della funzionalità di questo prodotto non esiste alcuna certezza. Gli esperti spiegano che: «Non sarà d’aiuto, anzi: l’utilizzo delle bambole realistiche potrebbe addirittura rinforzare il feticismo per i bambini e l’attrazione sessuale nei loro confronti». Anche il “The Mirror” riporta l’opinione di alcuni esperti della clinica Mayo che spiegano che se ampiamente utilizzati «tali trattamenti non cambiano l’orientamento sessuale di base del pedofilo verso i bambini». Anche Michael Seto, psicologo e sessuologo presso l’Università di Toronto, ha detto: «Ci sono due tipi diversi di pedofili. Per alcuni, l’accesso alla pedopornografia artificiale attraverso le bambole sessuali potrebbe essere uno sbocco sicuro per i loro impulsi sessuali, riducendo la probabilità che avrebbero cercando pornografia infantile su internet o cercando sesso con i bambini veri. Per gli altri, proprio avendo dei sostituti e non bambini veri, potrebbero aggravare il loro senso di frustrazione e spingerli a cercare di più». Eppure Takagi, come riporta il “The Atlantic” ha anche raccontato ai media di ricevere ogni giorno molte lettere da parte di clienti soddisfatti del bambino finto, ringraziandolo perché le sue bambole sono riuscite a calmare in qualche modo i loro “appetiti”. Takagi, in sua difesa, ha continuato: «Sto aiutando le persone ad esprimere i loro desideri in maniera legale ed etica. La vita non è degna di essere vissuta se si deve vivere con l’idea di reprimere un desiderio» spiegando inoltre che tutti combattono la pedofilia in ogni parte del mondo ma che nessuno cerca di aiutare gli uomini o le donne con queste problematiche. E’ per questo che il prodotto continua ad andare a ruba.

Il web in rivolta, il prodotto è anche in Italia
Le bambole, disponibili in versione maschile o femminile con vestitini annessi, sono già state vendute in oltre 40 stati alla modica cifra di 8mila dollari: in oriente, tranne in Corea (del nord e del sud), nel Medio Oriente come nel Kuwait, evitando i paesi arabi che non ammettono effigi ed icone di nessun genere, e per finire anche in occidente, in America, in parte della Russia e anche in Europa, vendendo sempre più pezzi anche in Italia. Tra tutti gli europei, gli inglesi sono quelli che ne lamentano la produzione e l’utilizzo. Indignati, il popolo del web si è scatenato con commenti positivi anche sul “The Atlantic”, scrivendo: «Idea brillante. Preferisco veder loro giocare con una bambola che con qualcosa di reale», «Sento che farà più bene che male». E in molti quelli negativi: «Come potrà questo risolvere qualcosa?! Fondamentalmente stanno dicendo che va bene essere attratti sessualmente da bambini», «A lungo termine questo non aiuterà. Nessuno può replicare in maniera identica i dettagli che ha il corpo» e molti altri ancora che condannano il comportamento dell’azienda. Ciò nonostante sembra che Takagi non sia neanche scalfito dal problema, anche perché lui ne fa tutta questione di marketing. Si sa, ogni pubblicità, buona o cattiva, è pur sempre pubblicità e lo scopo dell’azienda, principalmente è quello di vendere il prodotto.



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