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Gigi D’Alessio rinviato a giudizio per rapina. Lui controbatte: “Violata la mia privacy”

Il cantante napoletano è stato rinviato a giudizio dal gup del tribunale di Roma per una vecchia denuncia per rapina; nel 2007 strappò le macchine fotografiche dalle mani di alcuni paparazzi appostati sotto casa sua all’Olgiata

Gigi D'Alessio rinviato a giudizio per rapina. Lui controbatte: "Violata la mia privacy"

Dopo tante chiacchiere, insinuazioni e pettegolezzi vari sul suo passato, adesso per Gigi D’Alessio è arrivata la stangata: il cantante partenopeo è stato infatti rinviato a giudizio dal gup del tribunale di Roma con l’accusa di rapina. Il prossimo 25 febbraio dovrà presentarsi, assieme ad un suo collaboratore, davanti ai giudici della prima sezione penale. I fatti risalgono al 2007 e hanno visto come protagonisti D’Alessio, il suo collaboratore ed alcuni paparazzi che si erano appostati davanti alla sua villa dell’Olgiata. Il gup ha comunque prosciolto il cantante dall’accusa di lesioni; secondo l’accusa, D’Alessio, in coppia con il suo collaboratore Antonio De Maria, uscì fuori di casa e aggredì i due fotografi strappando loro le macchine fotografiche. In quell’occasione, i due paparazzi rimasero anche feriti e per questa vicenda l’artista era già stato condannato in primo grado a nove mesi per l’accusa di lesioni, ma i giudici in appello hanno però deciso di rimandare indietro l’incartamento in procura affinchè riformulasse l’accusa di rapina.

D’Alessio: «Hanno violato la mia privacy, è una situazione paradossale» – In un comunicato stampa, l’artista napoletano ha così commentato la decisione del gup: «Sono rimasto molto colpito da quanto deciso dalla magistratura, anche se in parte sono stato prosciolto. Il fatto davvero paradossale è che però io sia stato rinviato a giudizio per un’inesistente rapina che consisterebbe, pensate un po’, nell’avere strappato di mano alcune macchine fotografiche che appartenevano a dei paparazzi i quali, violando la mia privacy, riprendevano me e la mia compagna senza alcuna autorizzazione. Di fronte a quanto succede in Italia – prosegue la nota – questo rinvio a giudizio darà luogo ad un processo che, come dice il mio difensore Francesco Compagna, a cui va tutto il mio ringraziamento, è infondato giuridicamente anche se sarà di grande effetto mediatico».



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