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Google Maps: Palestina non è sulle mappe. Sindacato giornalisti: “Falsificata la storia”

La Palestina non è sulle mappe di Google Maps. Il sindacato del forum dei giornalisti palestinesi ha spiegato: «Piano di Israele per stabilire definitivamente il suo nome come Stato legittimo». Il gruppo di Mountain View: «Le informazioni di Google Maps provengono da dati e combinazione di terze parti»

Google Maps: Palestina non è sulle mappe. Sindacato giornalisti: "Falsificata la storia"

Google è entrata nel mirino del sindacato “Foro dei giornalisti palestinesi”. Il motivo riguarda la mancanza del nome della Palestina dalle sue mappe digitali. A darne notizia è stato proprio il sito web “Memo”, la piattaforma web che tratta di notizie che riguardano il Medio Oriente. Secondo il sindacato di giornalisti palestinesi che ha sollevato il caso, rettificando un comunicato stampa e spiegando come si tratti di «un piano di Israele per stabilire definitivamente il suo nome come Stato legittimo per le future generazioni abolendo la Palestina per sempre», come una sorta di complotto per «falsificare la storia, la geografia e il diritti dei palestinesi ad avere una patria; un tentativo di manomettere la memoria di palestinesi e arabi, così come quella del mondo». Quest’”imputazione”, tuttavia, è una nuova polemica da aggiungere alle sequele di proteste già avvenute in passato, tra l’azienda di Mountain View e la Palestina: l’azienda, difatti, sembra abbia modificato il nome dello Stato dalle mappe dopo il riconoscimento da parte dell’Assemblea generale della Palestina come Stato non-membro dell’Onu.

Polemiche anche in passato
Infatti in passato, il motore di ricerca, modificò l’intestazione nella versione palestinese della sua homepage (da territori palestinesi a Palestina), “cancellando” il nome geografico. In seguito, nonostante le istanze, le petizioni e le proteste, l’azienda non ha mai inserito lo Stato sulla mappa. In molte occasioni, anche il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Yigal Palmor disse la sua contraria opinione, sostenendo che l’iniziativa suggerisse «interrogativi sulle ragioni dietro questa scelta», ma contemporaneamente ne sminuì il significato. Poi proseguì: «Google non è un’entità politica, né diplomatica, quindi può chiamare qualsiasi cosa con qualsiasi nome senza che vi siano conseguenze sul piano politico o diplomatico». In risposta, Google si difese sostenendo che, prima di modificare l’intestazione, si era consultata con le autorità internazionali seguendo le indicazioni delle Nazioni Unite e dei suoi Paesi membri, oltre che da altre organizzazioni internazionali.

Google: «Dati da terze parti e fonti pubbliche»
Tuttavia nella versione attuale di Google Maps, continua a non apparire la denominazione di Palestina ma, a differenza, si legge il nome di Israele sui territori dello stato ebraico: stessa cosa vale per Cisgiordania o Striscia di Gaza che vengono visualizzati correttamente. L’azienda di Mountain View, come riportato da “Il Fatto Quotidiano”, si è difesa spiegando: «Le informazioni presenti su Google Maps provengono da un’ampia gamma di fonti e i dati su cui si basano le nostre mappe, derivano da una combinazione di terze parti e fonti pubbliche». Anche dagli uffici italiani di Google ribadiscono: «La quantità di dati che abbiamo a disposizione varia da zona a zona. Aggiorniamo regolarmente la mappa e lavoriamo costantemente per aggiungere informazioni utili». La diatriba è arrivata anche sulla piattaforma “Change.org” dove una petizione popolare chiede a Google di indicare la Palestina sulle mappe: in pochi giorni hanno firmato oltre 188mila sostenitori.



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