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Isis, kickboxer arrestato per terrorismo: “Non sono kamikaze, volevo aiutare i bambini”

Arrestato giovedì scorso con l’accusa di terrorismo internazionale, il campione di kickboxing Abderrahim Moutaharrik si difende così: «Non volevo andare in Siria per arruolarmi nell’esercito dell’Isis, ma per aiutare la popolazione. Non mi farei mai saltare in aria, e mai farei del male alla gente con cui sono cresciuto»

Isis, kickboxer arrestato per terrorismo: "Non sono kamikaze, volevo aiutare i bambini"

«Vedendo le immagini di quei bambini martoriati sono rimasto impressionato, volevo andare in Siria è vero, ma ad aiutare la popolazione, non certo per arruolarmi nell’esercito dell’Isis». È così che si è difeso Abderrahim Moutaharrik, il campione di kickboxing di origini marocchine arrestato giovedì scorso, insieme ad altri 5 sospettati, con l’accusa di terrorismo internazionale. Interrogato dagli inquirenti nel carcere milanese di San Vittore, davanti al Gip di Milano Manuela Cannavale e ai Pm Enrico Pavone e Francesco Caiani, il 28enne marocchino ha dichiarato di non aver fatto, da un punto di vista concreto, nulla di male e di non aver mai pensato di organizzare un attentato in Italia, dove tra l’altro vive da 16 anni: «Le cose che ho detto le ho dette per rabbia. Le guerre sono terribili e fanno più vittime tra chi non c’entra. Non mi farei mai saltare in aria, non farei mai del male alla gente con cui sono cresciuto». In sua difesa, e in difesa della moglie Salma Bencharki, anche lei in carcere, l’avvocato Francesco Pesce: «Dalle intercettazioni è emersa la sua volontà di andare in Siria, ma alla fine nulla sarebbe stato fatto». «Sono in Italia da 16 anni – ha aggiunto il legale – sono cresciuti qui e si sono integrati e hanno spiegato che mai avrebbero fatto seriamente male a qualcuno». Rispondendo ad alcune domande sulle intercettazioni l’avvocato ha inoltre affermato che i suoi assistiti non hanno negato di avere detto quelle frasi ma «hanno precisato che vanno lette in un contesto più ampio e che dal dire al fare ne passa».

Le intercettazioni
Tra le conversazioni intercettate che hanno portato agli arresti della settimana scorsa si sente proprio Moutaharrik comunicare ad un altro presunto terrorista di voler «picchiare (inteso come colpire e far esplodere) Israele a Roma». Determinante l’intercettazione in cui il kickboxer fa riferimento ad un suo disegno per compiere un attentato all’ambasciata di Israele: «Quello che sta per accadere sarà peggio di Parigi ed è solo l’inizio. Non hanno ancora visto niente». Interrogati anche altri due arrestati, come Moutaharrik presunti miliziani dell’Isis: Abderrahmane Khachia, marocchino di Varese e fratello di Oussama, foreign fighter morto in Siria; e Wafa Koraichi, sorella di Mohamed, in Siria dallo scorso anno insieme alla moglie Alice Brignoli e ai tre figli.



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