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Isis: pubblicato il poster dei nove attentatori di Parigi, confermata la morte di Jihadi John

Il giornale Dabiq, giornale dello Stato Islamico ha pubblicato un poster per celebrare i kamikaze dell’attentato a Parigi. Ufficializzata la morte di Jihadi John durante un attacco in Siria

Isis: pubblicato il poster dei nove attentatori di Parigi, confermata la morte di Jihadi John

L’Isis commemora i jihadisti che hanno compiuto l’attacco a Parigi il 13 novembre e pubblica un poster in stile “action movie” mostrando i volti non coperti di tutti gli attentatori. Si tratta di un’immagine secondo quanto riporta il Site (Search for International Terrorist Entities) che ha il monopolio sul materiale diffuso dall’Isis, realizzata come un collage che compare nell’ultimo numero della sua rivista dello Stato Islamico, ‘Dabiq’ in inglese. Il tutto è contornato da una scritta che salta subito all’occhio in cui si auspica: «Che Parigi serva di lezione a quegli Stati che desiderano fare attenzione» seguito poi dalla frase “Just Terror” (“Solo terrore”, ndr.). Lo sfondo ritrae il profilo di Parigi con la Tour Eiffel e attorno capeggiano i volti dei nove uomini kamikaze degli attacchi di Parigi in tuta mimetica. Gli uomini sono identificati con dei soprannomi che si riferiscono al paese di provenienza, al-Baljiki per i tre belgi, al-Faransi per i tre francesi e due sono indicati come al-Iraki (l’iracheno). Due dei tre kamikaze che si sono fatti esplodere vicino allo “Stade de France” avevano falsi passaporti siriani ed erano stati registrati fra i profughi arrivati in Grecia, ma finora non sono stati identificati. Non vi figura però il fuggitivo Salah Abdeslam. L’uomo attualmente ricercato in tutta Europa e ancora a piede libero, avrebbe scortato tre attentatori allo Stade de France per poi scappare e dileguarsi abbandonando l’auto e la cintura esplosiva per poi scomparire nel nulla. La sua assenza dalla foto potrebbe significare che l’Isis creda che non abbia fatto il suo dovere nell’attentato, che abbia rinunciato o l’abbia mandato a monte. Quindi, secondo la loro religione, sarebbe stato qualificato al pari di un infedele, e quindi degno di morte. Inoltre il giornale ha ufficializzato nello stesso numero, la morte di uno dei boia dell’Isis: Jihadi John.

L’Isis conferma la morte di Jihadi John: «Ucciso in un raid aereo» – Nella stessa rivista, viene pubblicata una foto per ricordare “Jihadi John”, pseudonimo inglese per Abu Muharib al-Muhajir, nome di battaglia. Il boia, secondo fonti britanniche e fonti del Pentagono, è stato ucciso in un attacco americano contro i jihadisti a Raqqa, in Siria, lo scorso novembre. Sulla rivista è stato stampato proprio un necrologio, come sorta di ‘omaggio’ post mortem per colui che ha segnato le morti di molti giornalisti. Nella sua biografia si racconta di come, la madre yemenita del boia, assieme alla famiglia, si erano trasferiti a Londra, «un luogo che odiava come odiava i suoi infedeli abitanti». “Jihadi John” aveva 4 anni e ci ha vissuto fino ai 17, fino ai primi contatti nel 2005 con la nebulosa jihadista dove ha conosciuto due islamisti, Bilal al Barjawi e Muhammad Saqr, poi eliminati in Somalia. Mohammed Emwazi, nome all’anagrafe, era uno degli uomini più ricercati al mondo, da quando comparve la prima volta in video nell’agosto del 2014 per annunciare la decapitazione del giornalista americano James Foley. Era ripreso mentre uccideva ostaggi mostrando sempre il volto coperto con il passamontagna, vestito di nero che con un coltello in mano minacciava in perfetto inglese gli stati europei mostrando le macabre uccisioni degli ostaggi stranieri in diretta. Le sue vittime, oltre a Foley, sono state: un giornalista Usa, Steven Sotloff, un cooperante americano Abdul-Rahman Kassig, dei britannici David Haines e Alan Henning e un giornalista giapponese Kenji Goto. Da allora, Emwazi è diventato l’obiettivo dei servizi segreti e degli attacchi delle forze americane in Siria. Il tabloid islamico, ha ricordato anche il sacrificio di Syed Farouk e Tashfeen Malik, i due killer della scuola di San Bernardino, dove i due hanno attaccato lo scorso novembre.



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