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Lecce, muore per infezione dopo l’intervento chirurgico riuscito: nuova denuncia

E’ morto a causa di un’infezione dopo l’intervento chirurgico al cuore perfettamente riuscito il 29 dicembre scorso. Presentato alla procura di Lecce da parte dei familiari l’esposto che ha aperto un’inchiesta. La morte sarebbe stata causata dai batteri che si anniderebbero nelle sale operatorie

Lecce, muore per infezione dopo l'intervento chirurgico riuscito: nuova denuncia

Un esposto è stato presentato alla procura di Lecce da parte dei familiari di un uomo deceduto all’ospedale “V. Fazzi” di Lecce, lo scorso 21 gennaio, dopo essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico al cuore (tre bypass e due valvole plastiche), intervento risuscito. Gli avvocati Ivan Mangiullo e Fabio Accogli sono stati incaricati dai familiari di Corvaglia Giovanni, 77 anni, nato a Tricase il 22/01/1939, pensionato, di curare i loro interessi e aiutarli a fare luce su questo decesso. E così ieri è stato depositato l’esposto in Procura a Lecce che ha aperto un’inchiesta. Dalla prime notizie la morte sarebbe stata causata dai batteri “Pseudomonas aeruginosa o Klebsiella pneumoniae” che si anniderebbero nelle sale operatorie. I batteri appartengono al genere di quelli “eubatteriali” che vivono oltre che da parassiti anche liberi nel terreno e nell’ acqua; sono batteri gram-negativi, producono un pigmento idrosolubile che si diffonde nell’ ambiente in forma di pigmento verde, blu o gialliccio-verde. I batteri risultano presenti nelle deiezioni, sulla pelle, sulla mucosa orale. Possono diventare virulenti, secondo i medici, associandosi per lo più ad altri germi patogeni. I fatti risalgono al 29 dicembre quando il paziente, fu operato in Ospedale. Dopo l’intervento chirurgico ha avuto la febbre, ha sofferto uno stato confusionale e soporifero ed aggravandosi è stato sottoposto ad ossigenazione artificiale, il decesso è avvenuto il 21 di gennaio. Adesso i familiari intendono fare chiarezza su quanto accaduto.

Sarà la Magistratura a dare tutte le risposte. Le cronache e non solo, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione che da voce ed assistenza alle vittime della malasanità, ovvero a coloro i quali hanno subito danni ascrivibili ad errori medici, spesso ricercando le verità, da tempo riportano casi di morti sospette di cui i responsabili spesso sono le Infezioni Ospedaliere; ma cosa sta succedendo negli ospedali Italiani, dove il meccanismo si è inceppato facendoci ripiombare nel medioevo sanitario? Se in merito a protocolli standardizzati e misure di prevenzione abbiamo fatto passi da gigante, qualcosa nella catena non funziona. L’unica pratica che dovrebbe essere messa in pratica negli ospedali per poter arginare il problema, ovvero quello di isolare in apposite stanze i pazienti con una équipe di infermieri dedicati che non trattino altri pazienti, in modo da non tramettere a questi ultimi i ceppi resistenti, oggi non è prevista se non i rarissimi casi. Mancano le stanze per gli isolamenti, manca il personale sanitario, mancano gli infermieri.

L’esempio di come poco ci voglia per tenere sotto controllo l’epidemia da Klebsiella resistente ai carbapenemici arriva da Israele che ha provveduto con un isolamento a coorte ed uno staff dedicato. Il nostro governo risparmia, ma al solito risparmia laddove dovrebbe investire, in strutture e risorse umane, e questo modus facendi è la causa principale dell’aumento delle “morti sospette”. Quanto ci costerà ancora questo modo di fare, specie in vite umane? E’ arrivato il momento di invertire la rotta ed investire in maniera corretta nella nostra sanità, perché rischiamo di fare un grande passo indietro e di vanificare tutti i progressi fatti fino a qui che ci hanno permesso di sconfiggere le malattie infettive.



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