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Libia, discusso a Vienna il futuro assetto del Paese, Farnesina: “Niente truppe italiane”

Si è svolta il 16 maggio a Vienna la riunione ministeriale per discutere sul futuro assetto della Libia, convocata e co-presieduta dal segretario di Stato Usa John Kerry e dal ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. Intanto, la Farnesina ha dichiarato: «Nessun invio di truppe italiane per il momento»

Libia, discusso a Vienna il futuro assetto del Paese, Farnesina: "Niente truppe italiane"

Una riunione ministeriale si è riunita lunedì a Vienna per discutere sul futuro assetto geo-politico della Libia; il summit è stato convocato e co-presieduto dal segretario di Stato Usa John Kerry e dal ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. La riunione ha visto convocate tutte le personalità del cosiddetto “formato di Roma” (membri del Consiglio di Sicurezza, organizzazioni nazionali ed internazionali), ultimamente allargato a Malta, Sudan, Ciad e Niger. Nel corso dell’incontro si sono discussi gli stessi temi trattati già a Roma il 13 dicembre scorso: compattare il fronte pro Serraj, confermare pieno sostegno al governo di accordo nazionale, aprirsi al generale Haftar e discutere l’opportunità di revocare, almeno in parte, l’embargo Onu sulle armi. Ma si è cercato anche di risolvere le questioni più pesanti, come sostenere concretamente l’esecutivo insediatosi a Tripoli e approvato dalla comunità internazionale allo scopo di favorire una transizione con pochi rischi. Si è cercato, insomma, un passo avanti.

Niente invio di soldati italiani per il momento
Al momento, aspettando che la situazione si stabilizzi, l’Italia non prevede l’invio dei nostri soldati in Libia: lo ha reso noto il “Corriere della Sera”, che ha ripreso le dichiarazioni della Farnesina ricostruendo gli ultimi sviluppi della linea italiana sul Paese del Nordafrica: «Sosteniamo Serraj, ma i rischi sono ancora troppo alti ed è concreta la possibilità che i reparti stranieri diventino bersagli di attacchi» quindi meglio mantenere la linea della cautela. Il Corsera ha poi informato che sono aumentate le consultazioni del premier Renzi con i ministri competenti; stando ad un provvedimento firmato dallo stesso capo di Governo, resta la possibilità di usare nuclei speciali nostrani per le missioni segrete, mentre per quanto riguarda gli altri compiti di vigilanza e addestramento il nostro Paese si è dichiarato disponibile, nei prossimi mesi, ad addestrare le forze speciali libiche.



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