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Mosca: la morte dell’ex agente Aleksandr Litvinenko voluta dallo stesso Putin

Il mandante della morte dell’ex agente del Kgb, Aleksandr Litvinenko, si presuppone sarebbe lo stesso Presidente Vladimir Putin, in collaborazione con il capo dell’intelligence di Mosca, Nikolai Patrushev

Mosca: la morte dell'ex agente Aleksandr Litvinenko voluta dallo stesso Putin

L’ex agente del Kgb, Aleksandr Litvinenko, è morto, per avvelenamento, nel novembre del 2006 a Londra. Molte indagini sono state fatte per risalire ai suoi assassini. I due indagati, poi giudicati colpevoli, furono due cittadini russi Andrei Lugovoi e Dmitri Kovtun. Ad oggi si arriva alla conclusione del caso. Il governo britannico, è in pieno disaccordo. Quest’ultimo è sempre più convinto, che l’assassinio fu comandato dallo stesso Presidente russo, Vladimir Putin. La conferma di tale supposizione, è la stessa accettazione da parte dello stesso, permettendone la chiusura senza batter ciglio. Aleksandr Litvinenko rappresentava un problema per il governo. Venne avvelenato con il polonio radioattivo, al Millennium Hotel di Mayfair, nel cuore di Londra, mentre sorseggiava un tè. «Sono sicuro che il signor Lugovoi e il signor Kovtun abbiano messo il polonio 210 nella teiera di Litvinenko al Pine Bar», afferma, Owen, l’alto magistrato britannico. I due killer, che ancora oggi negano tutto, avrebbero agito per conto della Fsb, l’intelligence di Mosca e del suo capo, Nikolai Patrushev. Tutte le indagini e i rilievi, hanno portato ad accusare solo loro. Tracce dello stesso veleno, sono state trovate in tutti i luoghi frequentati da due cittadini russi. Successivamente, pare, che i due abbiamo, addirittura, fatto carriera politica. La giustizia britannica, più di una volta, aveva richiesto espressamente, l’estradizione di entrambi. Mosca ha sempre rifiutato, di prendere provvedimenti a tal proposito.

La moglie dell’ex agente chiede il divieto di far entrare in Gb il Presidente Putin – La moglie di Aleksandr Litvinenko, Marina Litvinenko, ha chiesto espressamente, al premier David Cameron, sanzioni e divieto d’ingresso in Gran Bretagna per altri dirigenti russi, incluso lo stesso presidente Putin e il capo dell’intelligence di Mosca Nikolai Patrushev. La donna ricorda, con commozione, le parole del marito in punto di morte. «Che Dio ti perdoni per ciò che hai fatto non solo a me, ma all’amata Russia e al suo popolo», diceva l’ex agente. Il governo britannico, ha chiesto che venga convocato l’ambasciatore russo. «Plateale e inaccettabile violazione delle relazioni internazionali», afferma, in modo forte e conciso, il ministro dell’interno, britannico, Theresa May. «Una farsa politicizzata per denigrare la Russia», la risposta data, dal portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.



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