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Mostra del cinema di Venezia: il Leone d’oro alla carriera a Jean Paul Belmondo

Il mascalzone dalla faccia simpatica del cinema francese, 83 anni, ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera alla 73sima Mostra del Cinema di Venezia. Ripercorriamo la carriera di uno dei volti più riconoscibili della Nouvelle Vague francese, antesignano di Alain Delon

Mostra del cinema di Venezia: il Leone d'oro alla carriera a Jean Paul Belmondo

Dopo la Palma d’oro a Cannes nel 2011, adesso l’83enne Jean Paul Belmondo ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera alla 73sima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia; “Bebel” ha preso il premio dalle mani di Sophie Marceau. Nel 2001 era stato colpito da un ictus e per otto anni scomparve dalla scena pubblica. Nato alle porte di Parigi, figlio dell’artista italiano Paolo Raimondo Belmondo, Jean Paul iniziò la carriera alla fine degli anni Cinquanta in pieno percorso parallelo con l’altro volto del cinema moderno francese, Alain Delon, del quale è antesignano: tanto bello e tenebroso Delon, tanto irregolare in viso ma pieno di vitalità e simpatia Belmondo. Dopo due film, l’attore catturò l’attenzione dell’altrettanto esordiente Jean Luc Godard, che lo diresse in “Fino all’ultimo respiro” (1960), uno dei capostipiti della nuova corrente cinematografica Nouvelle Vague.

I successi e il poliziesco
Con quel film, che smontava anche l’idea stessa di pellicola, Belmondo fu una rivelazione, tanto da venire chiamato in Italia da Vittorio De Sica per interpretare il tragico personaggio di Michele in “La ciociara” con Sofia Loren. Recitò anche in “La viaccia” di Mauro Bolognini, sempre in controparte con Delon, all’epoca impegnato con “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti. Ma con il poliziesco francese ottenne il favore del pubblico: con Melville, maestro del “polar”, girò tre film che lo consacrarono divo del cinema d’Oltralpe. Eclettico e, tra i pochi attori, abile a girare le scene d’azione senza controfigura, Belmondo recitò anche in un capolavoro diretto da Francois Truffaut, “La mia droga si chiama Julie”, dove, assieme a Catherine Deneuve, ha saputo delineare il personaggio di un uomo che si autodistrugge per amore. Nel 1989 ricevette il Premio Cesar come migliore attore per “Una vita non basta” di Claude Lelouch.



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