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Muccino offende Pasolini su Facebook, fioccano gli insulti e lui chiude la pagina

Il regista de “L’ultimo bacio” e “Alla ricerca della felicità” ha scritto un post sulla sua fanpage in cui ridimensiona la figura di Pier Paolo Pasolini come filmmaker: “Un regista amatoriale che ha affondato la nostra cinematografia”. Dopo qualche ora, il post viene cancellato

Muccino offende Pasolini su Facebook, fioccano gli insulti e lui chiude la pagina

In questi giorni in cui cade l’anniversario dei 40 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini, Gabriele Muccino ha voluto ricordare a modo suo il poeta-regista con un post su Fb, ma solo per dire che in fondo è stato un regista amatoriale e sopravvalutato, affossatore del cinema italiano: «Non basta essere scrittori per diventare registi. Così come vale il contrario; il cinema di Pasolini aprì le porte a quello che era di fatto l’anti cinema in senso estetico e di racconto» ha scritto, tra l’altro, il regista romano. Ognuno è libero di dire quello che vuole e la sua è stata solo un’analisi personale della figura di Pasolini, ma evidentemente ha fatto male a molte persone, dato che sono subito fioccati gli insulti sulla bacheca di Muccino, tant’è che l’autore di “Padri e figlie” si è visto costretto a chiudere il suo profilo di Facebook, per poi postare, durante la notte, una replica agli insulti, comparsa pure su Twitter: «E’ ancora un nostro diritto dire cosa pensiamo? – ha scritto Muccino – A quanto pare no. Meglio insultare a destra e a manca; non mi scalfisce ciò che leggo, ma il giudizio che esce fuori con tanta rabbia e violenza. Il giudizio che dimostra inconsapevolmente la violenza che esternate e che non era affatto presente nel post che avevo scritto».

Muccino ha poi ribadito quello che pensa su Pasolini – Dopo aver commentato gli insulti, Muccino ha proseguito nel ribadire la sua linea di pensiero: «Il cinema è industria, un film costa e, se non rientra dei denari, la pellicola (quando c’era ancora) finisce al macero e all’oblio», ha scritto. «Dalla metà degli anni Settanta, il cinema italiano è morto a causa di improvvisati registi che non sapevano come comunicare con il pubblico. Ho detto qualcosa che non è verificabile? Ho detto che il Pasolini regista ha aperto la porta ad altri registi improvvisati che, a differenza sua, non avevano l’immensa statura di scrittore e poeta. Per me, Pasolini era uno scrittore prestato al cinema e il cinema non era nelle sue corde più alte. Lo penserò sempre e lo dirò anche davanti ad una folla di forcaioli che ha intasato questa bacheca di insulti». Poi, prima di chiudere la pagina di Facebook, la chiosa amara: «Lascerò comunque i vostri insulti e resisterò alla tentazione di cancellarli come quando ci si imbratta, essendo voi entrati con le scarpe infangate in casa mia senza neanche avere avuto la premura di togliervele o di lasciare una decente pulizia alle vostre spalle. Ora basta, chiudo questa parentesi penosa di fascismo applicato. Domani prenderò olio di ricino a colazione e il mio peccato sarà purificato!».



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