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Napoli: 9 arresti a Scampia per droga, sgominato il nuovo gruppo dei “bambini”

Nove arresti sono stati compiuti dalla Polizia di Stato di Napoli a Scampia; nove baby camorristi capaci già di gestire una parte del traffico di droga della zona e di atteggiarsi a boss. Sono accusati di aver gestito le piazze di spaccio appartenenti agli scissionisti dei clan Abete-Abbinante

Napoli: 9 arresti a Scampia per droga, sgominato il nuovo gruppo dei "bambini"

Giovani e scaltrissimi, dal più piccolo di 17 anni al più stagionato, per dirla così, di 25; è la nuova paranza dei bambini di Scampia, sgominata due notti fa dalla Polizia di Stato di Napoli. Nove arresti di ragazzini già in grado di gestire una fetta del traffico di droga nella zona e di atteggiarsi a boss; gli arresti sono stati eseguiti nella notte tra lunedì e martedì nel quartiere della periferia nord partenopea. I fermati, tra cui cinque fratelli, sono accusati a vario titolo di aver riorganizzato il traffico di droga nelle piazze in mano agli scissionisti legati ai clan Abete-Abbinante. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dai gip del tribunale di Napoli e dall’omologo dei minori del capoluogo campano su richiesta delle rispettive Procure.

Chi gestiva il traffico
Davanti al commissariato di Scampia si sono viste manifestazioni di affetto e di ammirazione verso gli arrestati, mentre questi ultimi venivano condotti in carcere. Uno di loro ha pure gridato «State tranquilli, oggi siamo più forti di ieri» riuscendo anche a baciare la fidanzata prima che questa fosse allontanata a forza dagli agenti. Ma tutta la folla di amici e parenti ha ribadito il pieno sostegno agli arrestati, riprendendo le uscite dal carcere con i telefonini. Tutta l’indagine è stata condotta con l’ausilio di microspie e telecamere nascoste nell’Oasi del Buon Pastore, uno dei rioni “caldi” dello spaccio a cielo aperto di ogni tipo di droga, un quartiere tenuto praticamente in ostaggio dai baby criminali che arrivavano ad angariare e minacciare gli onesti che ci abitano. La gestione del traffico era in mano alla famiglia Pandolfi; gli indagati avevano messo in atto un meccanismo di acquisto, taglio, smercio di droga e conteggio degli introiti quasi perfetto, riuscendo ad agire indisturbati per molto tempo e all’interno delle proprie abitazioni, tutte presenti nello stesso stabile.



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