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Orrore a Mestre, anziana fatta a pezzi con la motosega dal nipote malato psichico

L’omicida viveva nella stessa palazzina della vittima. Il 68enne dal quarto piano è sceso dalla zia, facendola a pezzi con la sega elettrica: circa 40 anni fa aveva ucciso un’altra persona

Orrore a Mestre, anziana fatta a pezzi con la motosega dal nipote malato psichico

Sembra un film dell’orrore, ma purtroppo è quello che è successo pochi giorni fa a Mestre: una donna è stata fatta a pezzi con la motosega dal nipote. Lei era Nelly Pagnussat, aveva 78 anni e viveva da sola al secondo piano di un condominio in via Ca’ Venier. Il nipote, Riccardo Torta, 68 anni, chiamato “il gigante buono”, vive invece al quarto e ultimo piano. Tutti sapevano che aveva problemi psichici, alcuni lo ritenevano innocuo, altri facevano in modo di non contraddirlo. Dei vicini hanno riferito che da giorni era più strano del solito. E infatti qualcosa non andava, poi il folle gesto. Dal suo appartamento scende dall’anziana zia, suona il campanello ed entra con la motosega in mano. La donna non ha nemmeno il tempo di urlare: viene fatta letteralmente a pezzi dal nipote. Sono le 20 circa e Riccardo, come se nulla fosse, viene visto in giro per il condominio con la sega elettrica ancora grondante di sangue. Terrorizzati i vicini chiamano la polizia, mentre il gigante Richi si chiude nel suo appartamento e lascia nella disperazione la figlia della vittima, trasportata ancora sotto shock all’ospedale dell’Angelo di Mestre. Pochi minuti e la strada viene transennata, e i residenti della zona tenuti a trecento metri di distanza. Sul posto i reparti speciali delle forze dell’ordine, otto volanti, gli uomini della squadra mobile, carabinieri, ambulanze e vigili del fuoco. Dopo le 21, un’ora dopo del delitto, in azione anche il reparto speciale e lo psichiatra dell’ospedale che conosceva bene Torta. Nel 2014 il 68enne infatti era stato ricoverato per scompensi psichici e dimesso dieci giorni dopo. A circondare la palazzina diversi agenti dotati di mitra, caschetto e giubbotto antiproiettile. Dopo le 23 Riccardo si è consegnato spontaneamente, senza opporre troppa resistenza.

«Bastardo, schifoso, crepa»
Urla e insulti contro di lui una volta uscito dal portoncino per salire sulla volante. In strada tutti i parenti della vittima e la gente del posto, impauriti, addolorati e fuori di sé. «Bastardo, schifoso, crepa», grida una donna. «Sei uno schifoso, devi morire», fa eco un’altra signora. E ancora: «Lo devono dare a noi», «devi morire soffrendo». Un uomo mette invece tutti d’accordo dicendo che presto «gli daranno l’infermità mentale». Alcuni vicini lo ritenevano buono e gentile, forse non sapevano che oltre quarant’anni fa aveva ucciso un’altra persona, dopo aver gettato un grande masso di travertino su una barca dei finanzieri.



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