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Padova, donna chiede di abortire: respinta da 23 ospedali, si rivolge alla Cgil

41enne chiede un’interruzione di gravidanza ma viene respinta da ben 23 strutture ospedaliere. Si rivolge al sindacato per sbloccare la situazione. Solo al 23esimo tentativo riesce ad ottenere l’aborto

Padova, donna chiede di abortire: respinta da 23 ospedali, si rivolge alla Cgil

Rabbia e tanta amarezza per una donna padovana di 41 anni, protagonista di un’odissea che l’ha vista respinta da 23 strutture ospedaliere, per ottenere un’interruzione di gravidanza. La giovane donna, madre di 2 figli, nonostante le precauzioni è andata incontro ad una terza gravidanza che non poteva assolutamente portare a termine per ragioni personali. Si rivolge così all’ospedale di Padova, la sua città, dove le dicono che non c’è posto, gli obiettori sono numerosissimi e le consigliano di rivolgersi altrove. Dopo il primo no di Padova, la donna ha allargato il raggio della ricerca. Prima si è rivolta alle Usl vicine, del Camposampiero, Cittadella, Schiavonia, Piove di Sacco, ma ottenendo risposte tutte negative. Pressata dalla scadenza dei 90 giorni, termine entro il quale la legge 194 consente di abortire, la donna, ha chiamato le Usl di altre province venete, tra cui Venezia, Vicenza, poi Rovigo, Verona, arrivando infine fuori regione, con tentativi a Trieste e a Bolzano. Ma, niente anche qui nessuno vuole accogliere la sua richiesta, nonché suo diritto. «Mi domando che senso abbia promuovere una legge per dare diritto di scelta e poi non si mette nessuno nelle condizioni di farlo. Lo trovo offensivo, inutilmente doloroso. Una struttura pubblica doveva darmi garanzia dell’applicazione della normativa», ad affermarlo la stessa donna.

La 41enne padovana si rivolge al Cgil
Dopo 23 porte chiuse in faccia per ottenere un suo diritto, la donna decide di rivolgersi al Cgil. «La signora era venuta da noi nei giorni di Natale del 2015, dopo aver fatto il test di gravidanza», spiega Alessandra Stivali, segretaria provinciale della Cgil, che ne ha parlato di recente ad un incontro pubblico. «Era preoccupata perché, dopo aver telefonato a 23 strutture ospedaliere di Veneto, Friuli e Trentino non era stata in grado di trovare chi potesse praticarle subito l’aborto. Grazie al nostro aiuto, però, nel giro di pochi giorni, direi una settimana circa, è riuscita a farsi fare l’intervento dai medici dell’Azienda ospedaliera di Padova, dove per altro si era già rivolta in un primo tempo senza avere risposte soddisfacenti», ha proseguito. L’assessore Regionale alla Sanità, Luca Coletto, ha annunciato di aver avviato delle verifiche interne sul caso, che porteranno anche a sentire la diretta interessata. Mentre in serata è arrivata la notizia che della vicenda se ne occuperanno direttamente anche i carabinieri del Nas. Secondo quanto si è appreso i militari cercheranno di accertare le motivazioni e le circostanze per cui in così tante strutture della Sanità del Nord Est non sarebbe stato garantito regolarmente il diritto previsto dalla legge 194.

Le istituzioni sanitarie della regione veneto smentiscono
Intanto le istituzioni sanitarie della regione veneto smentiscono il tutto. «Noi non abbiamo mai rifiutato alcuna paziente», afferma il professor Giovanni Battista Nardelli, direttore della Clinica ginecologica e ostetrica dell’Università di Padova. «Siamo tra le strutture in Veneto, anzi, che garantiscono sempre gli aborti. E infatti alla signora è stata praticata l’interruzione volontaria della gravidanza nei tempi previsti», ha proseguito. «Eravamo a conoscenza di questa denuncia, che risale a dicembre 2015. Noi non abbiamo ragione di dubitare della signora, per la quale proviamo ovviamente tutta la vicinanza possibile, tuttavia non c’è alcun riscontro oggettivo di dinieghi da parte delle nostre strutture. Da noi operano 41 ginecologi, di cui 8 non obiettori, per cui il servizio è sempre garantito.

Per altro, solo nel 2016 nei tre ospedali di nostra competenza sono state praticate 529 interruzioni di gravidanza, con tempi di attesa che vanno dalle due alle quattro settimane», si difende così il direttore generale dell’Usl Euganea, Domenico Scibetta. «Queste peregrinazioni sono inaccettabili e dobbiamo in ogni modo evitarle. Per cui entro quest’anno apriremo il primo polo dedicato esclusivamente alle interruzioni di gravidanza: sarà in uno dei tre ospedali, ancora da individuare, e concentrerà tutti i medici non obiettori. Per cui ogni donna sarà seguita dall’inizio alla fine senza alcun problema», conclude.



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