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Pokémon Go in Iran, timore nel Paese: favorisce spionaggio, ma la caccia continua

L’Iran ha vietato l’uso del gioco per timore della geo-localizzazione e per spionaggio internazionale. Gli utenti iraniani, tuttavia, continuano a giocarci aggirando i filtri ed utilizzando le reti vpn. Ne è stato vietato l’utilizzo anche nell’esercito israeliano

Pokémon Go in Iran, timore nel Paese: favorisce spionaggio, ma la caccia continua

Vietato Pokémon Go per ragioni di sicurezza. È quello che è accaduto in Iran quando a luglio, l’Alto consiglio per l’“Iranian High Council of Virtual Spaces”, il cyberspazio creato dall’Ayatollah Ali Khamenei, ha posto il veto in nome della sicurezza nazionale. Il motivo del divieto riguarda un timore governativo: la geolocalizzazione su cui si basa il gioco, infatti, potrebbe agevolare quello che è lo spionaggio internazionale attraverso l’utilizzo del gps. Tuttavia, gli utenti, soprattutto i giocatori più giovani, non si sono fatti limitare dal divieto intimato dal leader religioso e sono riusciti a raggirare i filtri e ad oltrepassarli grazie alle reti vpn (reti private virtuali) disponibili nella maggior parte dei negozi di computer e già utilizzate per l’accesso a Facebook, YouTube o altri siti vietati, per due dollari al mese continuando nella loro caccia ai Pokémon. L’unico ostacolo da superare ora per il popolo iraniano, rimane la mancanza di “PokéStop” ed arene virtuali per sfidare i propri rivali o per allenare le creature di Nintendo-Niantic.

Mancanza di “arene” nelle città
Difatti, il problema attuale da affrontare, è che “Pokémon Go” assegna automaticamente le creature e le aree di gioco in base alle notizie diffuse nel web, purtroppo abbastanza limitato anche nella capitale iraniana. Tuttavia, gruppetti di ragazzi anche di fuori città, continuano ad incontrarsi nei centri cittadini più importanti, con lo sguardo incollato sullo smartphone. Una testimonianza viene proprio da un giovane 15enne: «Alcuni sono venuti da Karaj» -città che si trova a 30 chilometri da Teheran- «pur di trovare PokéStop», racconta Shayan, all’agenzia “Afp”. Su questa linea, il Park Mellat a Teheran, che ha un Pokéstop e due arene, ha recentemente attirato una trentina di ragazzi sulle tracce dei Pokémon.

Divieto anche per l’esercito israeliano
Come In Iran, anche nel resto del Medioriente sono state mosse delle critiche per quanto riguarda il gioco: mentre il divieto di gioco vige anche nell’esercito israeliano, sempre a causa dei servizi di localizzazione che potrebbero rivelare segreti militari all’attenzione di occhi indiscreti, anche Al Azhar, massima autorità islamica sunnita in Egitto, l’aveva addirittura paragonato attraverso un’analogia all’alcol e ai suoi effetti. E se parliamo ancora di “sicurezza nazionale”, anche la Cina rimane piuttosto titubante: come riportato dal tabloid “Mirror”, il governo di Pechino ”trema” per la raccolta di dati relativi agli utenti di Niantic, che potrebbero essere utilizzati per scoprire le basi militari nascoste sul proprio territorio.



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