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Policlinico Milano: trapianto rene adulto mamma-bambino, nuova strada per le operazioni

Al Policlinico milanese si è svolta la difficile operazione di trapianto di rene dalla mamma al bambino di 3 anni. Si è potuto adattare il rene adulto al corpicino del bambino, ora si aprono nuove vie per i trapianti senza liste d’attesa

Policlinico Milano: trapianto rene adulto mamma-bambino, nuova strada per le operazioni

Intervento riuscito alla perfezione al Policlinico di Milano, dove i chirurghi hanno trapiantato un rene donato dalla madre al proprio figlio di appena 3 anni, per curargli una grave malattia. La rarissima operazione ha visto la madre di Simone, a cui è stato dato un nome di fantasia per questioni di privacy, donare il proprio rene per garantirgli una vita migliore. Nato prematuramente nel 2012, Simone già dal 2013, con appena un anno di vita, ha iniziato a soffrire di displasia renale bilaterale, una malattia cronica dei reni che richiedeva la dialisi. I genitori, originari dell’Emilia Romagna, hanno chiesto l’aiuto di più medici, per poi fare capolino al Policlinico milanese. Lì, il padre e la madre di Simone, si sono affidati all’attenzione del direttore Giovanni Montini, medico della Nefrologia Pediatrica del Policlinico – Fondazione Ca’ Granda. L’esperto ha spiegato che c’era bisogno di un nuovo organo, spiegando poi ai genitori: «La lista d’attesa è lunga, perché la disponibilità di donatori deceduti in età pediatrica è scarsa». Proprio per questo motivo, non vi erano donatori. L’unico rene compatibile era appunto la madre, donatrice vivente.

Rene adattato per l’infante
Nonostante la disponibilità di un donatore, la problematica era un’altra: adattare le dimensioni dell’organo adulto nel corpo del bambino. Infatti, la differenza con i trapianti tra due persone adulte, è che l’organo non deve adattarsi al corpo del ricevente. Ma il trapianto per un paziente così giovane dev’essere compatibile con le dimensioni del paziente, come spiega il medico Claudio Beretta, direttore dell’Unità operativa di Trapianto di rene del Policlinico: «Fino a poco tempo fa la scelta era di non eseguire trapianti da vivente da un genitore al figlio piccolo, perché la discrepanza di dimensioni poteva portare a un elevato rischio di insuccesso» ma in questo caso, a quanto pare, hanno voluto correre il rischio. L’intervento era stato progettato nei minimi dettagli, modificando la tecnica con cui si operano i soggetti adulti, per accomodare il rene della madre a Simone, con la consapevolezza che l’operazione poteva permettere di superare anche i maggiori rischi. Il dottor Beretta ha continuato: «Nel trapianto normale su un bambino, il rene viene inserito all’interno del peritoneo, una membrana che aiuta a mantenere gli organi addominali nella loro giusta posizione. Noi abbiamo però scelto di trapiantare il rene al di fuori del peritoneo, in uno spazio più contenuto e obbligato, che avrebbe permesso di non spostare né modificare il resto dei visceri». L’intervento, durato 3 ore, ha visto la collaborazione degli esperti del Nord Italia Trasplant, i nefrologi della Pediatria, molti anestesisti, infermieri e anche una psicologa che ha affiancato i genitori durante l’operazione. Sebbene l’intervento sia avvenuto il 13 gennaio, la notizia della riuscita è stata resa pubblica solo adesso, dopo la conferma dell’assoluta mancanza di crisi di rigetto: «Il rene sta funzionando regolarmente e non si sono presentati segni di rigetto precoce. Il bambino dovrà continuare la terapia immunosoppressiva per tutta la vita e fare qualche attenzione in più al rischio di infezioni. Ma di fatto lo aspetta una vita praticamente normale, quasi come quella dei suoi coetanei» conclude Beretta. Simone adesso sta bene ed è a casa con i suoi genitori.

Nuova svolta per le operazioni di trapianto
Il bambino ha subito uno degli interventi più rischiosi mai avvenuti in Italia negli ultimi 15 anni. Solo 5 le operazioni di questo tipo eseguite su bambini così piccoli. Il medico Beretta, ha raccontato: «Nel nostro ospedale abbiamo iniziato con i trapianti di rene nel 1969 e ad oggi questo è il primo caso del genere. Nel nostro ospedale sono in lista d’attesa per trapianto 40 bambini e la maggior parte aspetta un organo da donatore deceduto. Il buon risultato del trapianto su Simone ha però modificato questa scelta: per alcuni piccoli pazienti in dialisi è già stata prospettata la possibilità di ricevere una donazione d’organo da vivente e sarà lo stesso per tutti quelli che saranno ricoverati in futuro». Tuttavia quest’iniziativa, come spiegato anche dall’esperto Montini: «Ha bisogno anche del fondamentale supporto umano dei volontari come quelli dell’Associazione Bambino Nefropatico Onlus che, nel caso di Simone così come per tanti altri piccoli pazienti del nostro Ospedale, si occupano di assistere il bimbo e la sua famiglia offrendo loro, tra le altre cose, un’assistenza per l’alloggio, ma anche un appoggio umano e personale».



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