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Putin contro Erdogan: stop ai voli charter, vietato assumere lavoratori turchi in Russia

Il presidente della Federazione Russa ha deciso di agire contro la Turchia in risposta al jet russo abbattuto qualche giorno fa. Putin vuol dare meno possibilità agli immigrati turchi che arrivano nel suo Paese, ma non solo, introdurrà rigide sanzioni economiche contro lo stato turco

Putin contro Erdogan: stop ai voli charter, vietato assumere lavoratori turchi in Russia

E’ una guerra anche se qui si gioca a livello politico. Da un lato abbiamo un presidente con grande determinazione e personalità, Vladimir Putin. Dall’altra parte c’è Erdogan, a capo di un paese frammentato per via delle guerre vicine. E dopo aver abbattuto un jet F-16, che sia per sbaglio o no, Putin ha deciso di firmare un decreto, dall’effetto immediato, per introdurre rigide sanzioni economiche contro la Turchia. Il provvedimento, come ha già spiegato il presidente russo, s’intitola «Misure per garantire la sicurezza nazionale e per proteggere i cittadini della Federazione Russa da azioni criminose e altre azioni illegali, e l’applicazione di misure economiche speciali nei confronti della Repubblica Turca», che di certo non ha bisogno di altre spiegazioni. Il decreto comporta il divieto d’importazione in Russia di alcuni prodotti turchi che verranno presto specificati in una lista iniziale, ma si intendono soprattutto prodotti agroalimentari e tessile-abbigliamento. Inoltre, i datori di lavoro delle imprese russe non potranno inoltre assumere cittadini turchi che non siano già sotto contratto alla data del 31 dicembre 2015. Saranno per questo previsti sempre ulteriori controlli rafforzati non solo nei porti russi, ma anche nelle aziende e nelle fabbriche per garantire il corretto funzionamento del decreto. Ci sono anche divieti interni allo stato, come limitazioni e in alcuni casi divieti totali alle attività delle organizzazioni turche, questo s’intende attività religiose, culturali e quant’altro. Putin non lascia niente al caso e cerca di colpire anche il settore turistico turco: nel decreto si ordina ad agenzie e operatori turistici di non vendere pacchetti di viaggi con destinazione Turchia. S’impone anche, secondo il decreto, di sospendere i voli charter tra i due Paesi e viene ripristinata la severità dei visti e passaporti tra Russia e Turchia. Il decreto entrerà a pieno regime dal primo gennaio 2016.

Danni economici, ma non solo per la Turchia
Un duro colpo per il paese turco che basa gran parte della sua economia con il commercio con la Russia, ed è una meta molto gettonata come destinazione turistica di circa 3,3 milioni di russi. Tuttavia, così come la Turchia subirà il colpo anche la Russia ne subirà una percentuale: si stima che in Russia risiedano circa 200 mila cittadini turchi che ora, sempre secondo il provvedimento del decreto, dovranno rientrare in Turchia se senza lavoro. E viceversa, i cittadini russi andati in Turchia sono stati raccomandati di ritornare in patria, se solo in vacanza, e a quelli che si trovano là di rientrare a causa della «minaccia terroristica». Ma la domanda che sorge spontanea è: quanto dureranno queste restrizioni? Purtroppo è tutto in forte dubbio.

Le azioni del presidente Putin
Il presidente della Federazione russa ha spiegato che le sanzioni hanno una durata «provvisoria» ma indeterminata: entrano in vigore con la pubblicazione del decreto e restano valide finché non saranno cancellate dal governo russo. Tra le righe si capisce che il presidente Putin attende delle scuse formali dal presidente turco. Fino ad allora, Putin è pronto a fronteggiare la minaccia turca che è, dichiara, essere senza precedenti. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov poco prima della firma del decreto, ha definito l’azione d’abbattimento dell’aereo alla frontiera con la Siria «assolutamente folle, nessuno ha il diritto di abbattere un aereo russo a tradimento alle spalle», parlando del provvedimento in un’intervista televisiva. Non è di certo la prima volta che la Federazione Russa entra in conflitto con uno stato: già nel Marzo 2014 la Russia venne sanzionata dall’Unione Europea per punirla dell’annessione della Crimea. Quando Putin minacciò di prendere dei contro-provvedimenti per le sanzioni, provvedimenti che avrebbero causato un grande blocco mondiale a livello commerciale, l’UE decise di ritirare le sanzioni.

Ora tocca alla Turchia
Con la firma del decreto, il presidente turco Erdogan si era detto rattristato per l’abbattimento del caccia russo ma non ha mai osato scusarsi. Di certo non è bastato essere lievemente dispiaciuto per questa forma di minaccia russa per impedire la ritorsione russa. Ora tocca a Erdogan agire, che dovrà in qualche modo rispondere alle sanzioni russe: la Turchia controlla lo stretto del Bosforo che per il commercio marittimo russo è di fondamentale importante, ma non ci vuole molto a capire che chiudere quello stretto sarebbe davvero una dichiarazione di guerra. Ma il problema è solo uno in questi tipi di conflitti: il denaro.



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