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Razzo contro l’ambasciata italiana a Kabul: attacco rivendicato dai talebani

Il razzo che ha sfiorato l’ambasciata italiana lo scorso 17 gennaio, ferendo due guardie, è stato rivendicato dai talebani. Nessun ferito tra gli italiani. Tensioni per l’incontro quadripartito per colloqui di pace

Razzo contro l'ambasciata italiana a Kabul: attacco rivendicato dai talebani

Il 17 gennaio, a Kabul, è stato sparato un razzo che è esploso a Shashdarak, zona di uffici diplomatici e condomini residenziali sullo stesso viale dove, a circa 200 metri, ha sede l’ambasciata italiana. Dalle prime comunicazioni sembrano esserci solo due feriti leggeri: due guardie afghane rimaste ferite superficialmente che sono subito state soccorse e ricoverate in ospedale, ma le loro condizioni non sono gravi. L’ambasciatore italiano di Kabul Luciano Pezzotti, dopo l’attacco, si è messo in contatto con lo Stato e l’Ansa e ha dichiarato: ​«Noi siamo tutti salvi e stiamo tutti bene. Il razzo non sembrava diretto a noi, ma abbiamo registrato dei danni nella nostra struttura. Danni che potremo sistemare nel giro di qualche giorno, ma niente di grave» ha ancora detto Pezzotti. Infine ha poi aggiunto: ​«Subito dopo l’esplosione tutto il personale dell’ambasciata, come da procedura, è stato portato nel bunker e siamo rimasti anche la notte al sicuro nel sotterraneo. Nel frattempo le fiamme che sono divampate nel nostro giardino, sono state domate dai vigili del fuoco intervenuti sul posto». L’attacco, che è avvenuto intorno alle 21:30 ora locale (le 18 italiane) è stato rivendicato via Twitter da Habibullah Helal, su un account legato con i talebani dello stato dell’Isis, che ha chiaramente fatto intuire che l’obiettivo era proprio l’ambasciata d’Italia. Ora la zona è stata isolata dalle forze di sicurezza afghane e si cerca di mettere in sicurezza il palazzo della sede italiana. Il capo della polizia criminale della capitale, Faridoon Obidi, ha precisato: «L’esplosione è stata frutto di un razzo. Ce n’è stato anche un secondo, che però è stato neutralizzato appena in tempo».

Tensioni per i colloqui di pace, ma le ambasciate sono sempre nel mirino – Durante la notte e la giornata del 18 gennaio, si sono registrati altri attacchi nel centro di Kabul, oltre che nella strada delle ambasciate, anche a casa di uno dei membri del Consiglio provinciale, Obaid Shinwar nella provincia orientale afghana di Nangarhar, nella città di Jalalabad. Si contano almeno 14 morti e 13 feriti a seguito di un attentato suicida. Il tutto sembra essere ricollegato al fatto che si sarebbe svolto l’incontro quadripartito tra Afghanistan, Pakistan, Usa e Cina a Kabul per studiare a tavolino una tattica che porti all’inizio di colloqui di pace fra il governo ed i talebani afghani e sembra sia proprio per questo che sia stato lanciato un attacco nel viale delle ambasciate. Tuttavia, le sedi delle ambasciate in Afganistan, sono sempre state nel mirino dei terroristi, soprattutto quella italiana: nel settembre 2011, nel corso di un attacco contro la “zona verde” di Kabul, un razzo Rpg cadde vicino ad un muro esterno dell’ambasciata d’Italia, non ci fu nessun ferito. Anche il 17 settembre 2009, durante l’attentato presso il Massoud Circle di Kabul, morirono sei paracadutisti della Folgore. E il 26 febbraio dell’anno successivo ricordiamo la morte dello 007 italiano, Pietro Antonio Colazzo ucciso nell’attacco di un commando ad un hotel della capitale. Dopo circa 7 anni, i soldati italiani che rischiano la vita nel Paese medio orientale ammontano a circa 800 uomini ad Herat che si recano sempre in servizio presso le sedi di comando della regione, assunte per addestrare le forze armate di polizia. Tra quelli 800 sono stati omessi i medici senza frontiere, altre associazioni volontarie e le forze dell’ordine sul posto, senza contare gli agenti diplomatici che ogni giorno rischiano la vita pur di salvarne altre.



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