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Recanati: provava un amore possessivo per il figlio, lo uccide e si toglie la vita

A Sambucheto di Recanati, una giovane mamma ha ucciso il figlioletto di 6 anni e poi si è tolta la vita. Il padre del piccolo ha appreso la notizia solo 6 ore dopo e ha accusato un malore. L’uomo è stato trasportato d’urgenza all’ospedale. Il motivo del folle gesto sarebbe riconducibile all’amore possessivo che la donna nutriva per il piccolo

Recanati: provava un amore possessivo per il figlio, lo uccide e si toglie la vita

È accaduto pochi giorni fa a Sambucheto di Recanati, nelle Marche. Una giovane mamma Laura Paoletti, trentaduenne e il suo figlio di appena sei anni, Giosuè Lucaroni, sono stati trovati morti nella fabbrica di cartone di proprietà del padre di lei. A ritrovare il corpo ormai senza vita di entrambi, è stato proprio il nonno del piccolo. Si è trattato di omicidio-suicido. A compiere il folle gesto è stata proprio lei, Laura. La donna si è impossessata del fucile da caccia del padre, prima ha sparato due colpi al figlio e poi si è tolta la vita. L’ex marito, Lorenzo Lucaroni, ha appreso la tragica notizia solo 6 ore dopo l’accaduto. In caserma ha accusato un malore ed è stato trasportato d’urgenza all’ospedale. La donna era in fase conclusiva di separazione dall’uomo. In passato aveva denunciato l’ex compagno per stalking perché era andato a scuola a vedere il bambino, a sua insaputa. Non sopportava l’idea che il piccolo passasse dei momenti felici con il padre. Nel suo appartamento è stato trovato un diario che la donna aveva iniziato a scrivere di recente, dove appunto si evinceva la difficoltà ad accettare che Giosuè stesse per due volte a settimana con il padre.

Laura provava un amore possessivo per il figlio – La donna provava un amore possessivo nei confronti del figlio. Aveva paura che Giosuè potesse amare di più il padre e meno lei. Apprezzare di più il tempo trascorso con l’uomo. «Laura era una ragazza determinata, solare, una persona normale. Viveva la situazione di conflitto tipica di due persone che si sono lasciate e debbono gestire questa fase patologica, diciamo, della crisi che riguardava la gestione del bambino. Ma la signora non aveva problemi familiari a parte questa situazione», ha dichiarato l’avvocato Alessandra Perticarà, legale della donna. «Avere una causa di diritto di famiglia o di regolamentazione, è sempre un fatto personale che chiunque vive intensamente. Però non vi erano, almeno secondo me che comunque non faccio la psicologa, questioni particolari. Stavamo lavorando per una soluzione condivisa. A livello processuale stavamo facendo dei passi e avevamo trovato una disponibilità di entrambi, poi si sarebbe dovuto trattare per il futuro per ulteriori ampliamenti dell’accordo. L’ultima volta che l’ho sentita abbiamo parlato di questioni riguardanti la pratica ma con molta serenità. Ci siamo salutate tranquillamente. Abbiamo anche scherzato. Non avrei mai immaginato una fine del genere, dico la verità. Sono scioccata. L’amore per il suo bambino era molto forte. Lo amava moltissimo. Era tutta la sua vita», prosegue la donna. «Ho sentito Laura in mattinata, abbiamo parlato di questioni lavorative, mi sembrava molto serena», ha confessato ai carabinieri il titolare dello scatolificio Cartotecnica Idelabox, di cui la Paoletti aveva una piccola quota azionaria.

Una dedica speciale per Giosuè sul profilo dello zio Riccardo – «Angioletto perdonaci per non averti protetto dall’amore malato e possessivo di tua madre, perdonaci se mio fratello ha lottato, Dio solo sa quanto, per poterti dare la figura paterna che ogni bambino merita di avere, anche solo per 2 ore a settimana o per 5 minuti all’uscita dalla scuola. Perdonaci stellina, perdonaci. Mi piace immaginarti che stai giocando con le amate Lego, sorridendo davanti a un video dei Muppets o di Dastardly & Muttley, correndo intorno al tavolo con il tuo cuginetto», queste le parole affettuose dello zio Riccardo, fratello di Lorenzo, padre di Giosuè.



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