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Riina Junior a Porta a Porta: “Amo mio padre, non posso giudicarlo”. È bufera sulla Rai

Nonostante le polemiche la Rai ha mandato in onda l’intervista al figlio del boss dei boss, ospite a Porta a Porta in occasione dell’uscita del suo libro. Salvatore Riina Junior: «Amo mio padre, non sono io a doverlo giudicare, ma non condivido il suo arresto, perché è mio padre». I grillini contro la Rai: «Un vero e proprio insulto alla memoria dei servitori dello Stato, delle vittime innocenti, dei magistrati ammazzati per mano mafiosa»

Riina Junior a Porta a Porta: "Amo mio padre, non posso giudicarlo". È bufera sulla Rai

«Amo mio padre, non sono io a doverlo giudicare». Lo ha detto Salvatore Riina junior, figlio del boss più spietato di Cosa Nostra, ospite a Porta a Porta in occasione dell’uscita del suo libro, rispondendo alle domande di Bruno Vespa. Un’intervista, mandata in onda il 6 aprile alle 23:15, che ha scatenato critiche e polemiche sulla Rai e il giornalista ancor prima che venisse trasmessa, tanto che l’Antimafia aveva, inutilmente, convocato i vertici Rai chiedendone l’annullamento. «Mi auguro che in Rai ci sia un ripensamento. Ma se andrà in onda l’intervista al figlio di Totò Riina, avremo la conferma che Porta a Porta si presta ad essere il salotto del negazionismo della mafia e chiederò all’Ufficio di Presidenza di convocare in Commissione la Presidente e il Direttore generale della Rai», aveva annunciato la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi. Ma l’avvertimento non ha fermato Vespa, che ha deciso di mandare in onda l’intervista in cui Salvo Riina ha ricordato i sedici anni trascorsi accanto al padre latitante e i lunghi silenzi di una famiglia che sapeva e non parlava. Il figlio del boss dei boss non ha però risposto alle domande su Falcone e Borsellino per evitare strumentalizzazioni: «Ho rispetto per i morti, ho rispetto per tutti i morti».

«Non condivido l’arresto di mio padre»
Ricordando il giorno dell’attentato di Capaci, il 23 maggio 1992, quando furono uccisi Giovanni Falcone, la moglie e la scorta, Salvatore Riina ha rilasciato la sua testimonianza: «Ricordo il fatto, avevo 15 anni, eravamo a Palermo e sentivamo tante ambulanze e sirene, abbiamo cominciato a chiederci il perché è il titolare del bar ci disse che avevano ammazzato Falcone, eravamo tutti ammutoliti. La sera tornai a casa, c’era mio padre che guardava i telegiornali. Non mi venne mai il sospetto che lui potesse essere dietro quell’attentato». Infine ha dichiarato di non condividere l’arresto del padre: «Per me lo Stato è l’entità in cui vivo, rispetto lo Stato, a volte non condivido leggi e sentenze. E non condivido il suo arresto, perché è mio padre, mi hanno portato via mio padre, non potrei condividerlo».

Le critiche
«C’è un limite al diritto di cronaca ed è quello del rispetto di una coscienza del Paese. La messa in onda a Porta a Porta di una intervista per la presentazione del libro del figlio di Totò Riina rappresenta un oltraggio alle vittime della mafia, alla storia e alla coscienza civile dell’Italia. Non è servizio pubblico. Bene ha fatto il Pd a sollevare la questione perchè ci sono cose che non possono essere consentite», ha scritto su Facebook il deputato siciliano del Pd, Giovanni Burtone. Critiche alla Rai anche dal M5S: «Un’offesa a tutti i cittadini onesti. Un vero e proprio insulto alla memoria dei servitori dello Stato, delle vittime innocenti, dei magistrati ammazzati per mano mafiosa. La Rai è servizio pubblico e non può permettere questo scempio. Di mafia si muore ogni giorno e non abbiamo bisogno del figlio di Riina in Tv, non possiamo che constatare con amarezza che è questo il clima culturale e di lotta alle mafie che abbiamo raggiunto in questo momento in Italia, un livello basso e squallido».



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