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Roma, arrestato ancora Stefano Ricucci: accusato di un giro di fatture false

Nuovi guai giudiziari per l’imprenditore Stefano Ricucci: è stato nuovamente arrestato, assieme a Mirko Coppola, per i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Un giro che era arrivato a fruttare anche 1 milione di euro; i soldi sarebbero stati usati per corrompere un magistrato

Roma, arrestato ancora Stefano Ricucci: accusato di un giro di fatture false

Il “furbetto del quartierino” Stefano Ricucci è tornato a far parlare di sé: l’imprenditore romano è stato arrestato dalle Fiamme Gialle della Capitale assieme a Mirko Coppola per un giro di false fatturazioni del valore di un milione di euro, che ha svelato pericolosi intrecci tra il mondo imprenditoriale e quello della magistratura. I reati contestati a Ricucci e Coppola sono quelli di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti; secondo le ricostruzioni degli inquirenti, le fatture false, che ammontavano anche a cifre superiori al milione di euro, sarebbero state utilizzate dall’imprenditore per ottenere una vasta liquidità finanziaria. L’operazione, denominata “Easy Judgement”, oltre a Ricucci e Coppola comprende altri dieci indagati. L’indagine è partita a seguito delle rivelazioni di uno degli indagati; a quanto pare, rientra in un più ampio contesto relativo al fallimento di una delle società del Gruppo Magiste, riconducibile proprio all’immobiliarista.

I soldi per il magistrato
In tutto il contesto, Mirko Coppola avrebbe aiutato Ricucci ad entrare in contatto con diversi commercialisti per le operazioni fasulle. Proprio in una di queste, un credito Iva pari a 20 milioni di euro di una delle posizioni creditorie, sono state riscontrate diverse anomalie sulla regolarità del contenzioso che era anche arrivato in tribunale, in merito soprattutto alle motivazioni della sentenza di secondo grado che erano un vero e proprio copia e incolla delle memorie del contribuente, riportanti persino degli errori di battitura. In più, diversi accordi erano stati conclusi senza che le parti in causa ne sapessero qualcosa; e questo perchè Ricucci aveva una conoscenza diretta con il magistrato della sentenza di secondo grado, Nicola Russo, pagato profumatamente con hotel lussuosi e donne. Proprio la permanenza in hotel, insieme ad acquisizioni di denaro e acquisti di auto ne sarebbero la prova. Russo è tra gli indagati. Nella vicenda compaiono anche due figli di Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda della Magliana, Massimo e Antonio.



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