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Roma, Hiv: ha infettato volontariamente 43 persone. “Le ho contagiate, chiedo perdono”

Dopo aver ammesso il contagio volontario, Valentino Talluto, accusato d’epidemia dolosa spera ora in un perdono da parte dei contagiati. «Ero sicuro di non fare del male a nessuno», ha spiegato agli inquirenti che non gli credono. La procura ipotizza un addebito dei costi delle cure ospedaliere degli infetti pari a 11 milioni

Roma, Hiv: ha infettato volontariamente 43 persone. "Le ho contagiate, chiedo perdono"

Sono 43 il numero calcolato fino ad ora delle persone contagiate da Valentino Talluto, il 32enne romano, accusato d’epidemia dolosa. Il colpevole ha ammesso d’aver contagiato nel corso di 10 anni, 27 compagne: «Ho avuto rapporti con tutte le donne che risultano contagiate», ha detto alla Procura. Fra i reati a lui imputati, l’accusato deve anche fare i conti con altri 16 contagi indiretti, tra cui anche un bambino di 3 anni, figlio di una straniera da lui infettata anni prima, al quale è stato diagnosticato il virus Hiv all’epoca in cui aveva solo otto mesi, congiuntamente all’encefalopatia, casualmente riconducibile allo stato di sieropositività contratto dalla madre durante il parto. I pensieri del ragazzo, infatti, vanno al bambino di 3 anni: «Leggere che è nato disabile per colpa mia non mi fa più dormire». Tuttavia, sembra che la lista dei contagi non sia finita qui, come spiegato Talluto: «L’elenco completo delle donne con cui ho avuto rapporti dal 2006? Ancora non è pronto. Mi sto sforzando di ricordare». Tuttavia, Valentino, ha creato un ennesimo scalpore con la sua richiesta di perdono agli infettati: «Spero che un giorno queste persone mi possano perdonare. Il rimorso dei miei errori mi sta distruggendo. Sono stato “leggero”. Ma ero sicuro di non fare male a nessuno», sono le parole dette agli inquirenti e al pubblico ministero Francesco Scavo. Peccato Che la procura non creda alle parole di Talluto, perché sembra più ingrugnito che mortificato.

11 milioni di euro di cure
Al ragazzo, arrestato lo scorso 24 novembre con l’accusa di lesioni gravissime nei confronti di sei donne contagiate, è stata notificata una seconda misura restrittiva ed ora si sta valutando se addebitargli i costi dei danni provocati al Servizio sanitario regionale, pari ad un calcolo approssimativo (annuale) di 11 milioni di euro, compresi di acquisto di medicinali e terapie a cui si sottopongono le sue vittime. Il teorico addebito dovrebbe anche riuscire a convincere l’autore del contagio, che viene tutelato dal legale Daniele Tuffali, a fornire una spiegazione convincente sul perché ha continuato a contagiare donne dopo esser venuto a conoscenza della sua sieropositività all’età di 21 anni. Fino ad ora le sue parole sono state: «Non mi rendevo conto della gravità della situazione. Avrei dovuto usare i preservativi», dopodiché risponde addirittura indispettito sul perché abbia nascosto la sua malattia: «Non ho mai preso in giro nessuna. Poche volevano delle spiegazioni serie». Ora, secondo il pm, il ragazzo non è credibile e mente anche sul modo in cui è stato contagiato da una donna dieci anni fa (nel 2006). Nel frattempo si continua ad indagare circa il numero di donne contagiate, ancora non definito con certezza.



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