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Santiago di Compostela, suore segregate in un convento: liberate dopo anni di schiavitù

Prigioniere dalla fine degli Anni Novanta in un convento di Santiago di Compostela, finalmente libere. Le tre suore indiane erano praticamente segregate dalla madre superiora, recluse come schiave senza poter mai uscire. Una di loro trova un modo per scappare e sporgere denuncia

Santiago di Compostela, suore segregate in un convento: liberate dopo anni di schiavitù

Prigioniere in un convento di Santiago di Compostela dalla fine degli Anni Novanta, recluse come schiave dalla madre superiora. È la tragica storia di tre monache indiane che ancora bambine sono partite dal loro Paese per cercare rifugio in Spagna, ma invece di un rifugio e una protezione si sono ritrovate in un vero e proprio carcere e, come scrive il giudice Ana López-Suevos, recluse come schiave, chiuse sotto chiave. Le suore sono state liberate sabato scorso, quando la polizia spagnola ha fatto irruzione nel monastero delle Madri Mercedarie a Santiago di Compostela, a due passi dalla piazza che ogni anno è meta di milioni di pellegrini pronti a percorrere il Cammino di Santiago. L’incredibile vicenda è stata riportata dal sito spagnolo eldiario.es, secondo cui le monache indiane, giunte in Spagna per trovare rifugio e destinate invece ad un futuro in trappola, ogni giorno, dal loro arrivo al monastero e senza fare discussioni, erano costrette a svegliarsi all’alba per essere all’opera fino a notte fonda, senza mai poter mettere piede fuori. La madre superiora le avrebbe minacciate ad ogni loro titubanza o desiderio di lasciare il convento. «Non avete il permesso di soggiorno, vi rimanderanno immediatamente in India e le vostre famiglie vivranno nella vergogna per sempre», diceva loro. Ma le sue parole erano solo menzogne, perché i documenti delle suore indiane erano in regola.

Scappata dal monastero per prendere servizio come domestica a Madrid – Finalmente una di loro è poi riuscita a costruirsi una via di fuga, diventando la salvezza anche delle altre monache. Con la scusa di un viaggio in patria è infatti riuscita a convincere la madre superiora ad uscire finalmente dal monastero, ma in realtà aveva architettato tutto per non far più ritorno e prendere servizio come domestica in una villetta vicino Madrid. Ormai lontano da quell’incubo racconta la sua storia ai datori di lavori che, stupefatti, la convincono a sporgere denuncia e raccontare tutti i dettagli alla polizia per liberare le altre suore segregate. «Ci siamo accorti che non sapeva nulla della vita domestica, come se non avesse mai abitato in una casa e le abbiamo fatto delle domande», ha poi raccontato la famiglia di Madrid. Poi il blitz delle autorità spagnole nel monastero delle Madri Mercedarie. Nessun arresto, ma la madre superiora alla luce dei fatti è ora accusata di vari reati: sequestro di persona, minacce e violenza privata.



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