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Sean Penn ed El Chapo, l’attore si sfoga: “Ho fallito, volevo parlare della lotta alla droga”

L’attore due volte premio Oscar rompe il silenzio e si confessa al programma “60 minutes” della Cbs a proposito della sua discussa intervista al trafficante di droga messicano El Chapo: «Mi dispiace per le polemiche, volevo dare un contributo alla lotta alla droga»

Sean Penn ed El Chapo, l'attore si sfoga: "Ho fallito, volevo parlare della lotta alla droga"

Sean Penn ha interrotto il silenzio stampa sulla sua controversa intervista di ottobre al trafficante di droga messicano Joaquin Guzman, detto “El Chapo”, comparsa sulla rivista “Rolling Stone”; e lo ha fatto concedendosi lui stesso un’intervista per Charlie Rose nel corso del programma “60 minutes”, in onda sulla Cbs. Rammaricato per le polemiche scatenatesi dopo la cattura del narcotrafficante, ma anche contento per aver dato un piccolo contributo alla lotta alla droga, Penn si è anche tolto qualche sassolino dalla scarpa nei confronti del governo messicano: «Hanno detto che l’incontro che ho avuto, insieme ai miei colleghi, con El Chapo sia stato fondamentale per la sua cattura – ha detto l’attore – in realtà, ci siamo incontrati con lui molte settimane prima del suo arresto, il 2 ottobre. In un posto, poi, per nulla vicino a quello in cui è stato catturato». A quel punto, Rose gli ha posto le domande che tutti si sono chiesti in questi giorni: che c’entra Sean Penn con El Chapo? Non è che si fosse messo d’accordo con le forze di polizia per farlo catturare? L’attore ha risposto senza peli sulla lingua: «I messicani si sono sentiti umiliati del fatto che qualcuno lo abbia trovato prima delle autorità. Ma noi non lo abbiamo trovato, non siamo certo più intelligenti dei servizi segreti; semplicemente, avevamo un contatto che ci ha permesso di incontrarlo».

Le polemiche con il governo messicano e la lotta alla droga – Qualcuno, ed anche lo stesso Penn, pensa che il governo messicano, per ripicca, cerchi con le sue accuse di fare dell’attore un bersaglio o un capro espiatorio dei signori della droga, mettendo a rischio la sua incolumità; ma l’attore ha detto di essere tranquillo e di non avere paura. E sulle motivazioni dell’intervista è stato chiaro: «Ho solo pensato che potevo intavolare con El Chapo una discussione sul tema della lotta alla droga – ha dichiarato – oggi i metodi sono sbagliati, secondo me. Mettiamo tutti fondi e le energie per catturare il cattivo e poi cosa succede? Il giorno dopo, un’altra persona muore per colpa della droga e la logica è la stessa di prima. Non posso definire El Chapo peggiore di me – ha proseguito – se non mi impegno ogni giorno a fare in modo che si parli della guerra alla droga». Parole di uno che da anni si batte per i principi e la politica senza fare la prima donna. Che però adesso ha un solo rimpianto: «Ho fallito e mi dispiace che tutta la discussione sull’intervista non tenga conto del fatto che volevo dare un piccolo contributo alla strategia adottata nella lotta al traffico degli stupefacenti. Il problema va visto ampiamente: noi siamo i consumatori, c’è poco da fare. Con il silenzio c’è una forma di complicità, quanto tempo è stato speso da quando è uscito l’articolo per parlare della lotta alla droga? A voler essere generosi, l’1%».



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