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Sparizioni Triangolo delle Bermuda: scienziati svelano il mistero delle scomparse

Studiosi norvegesi conducono studio sui misteri del Triangolo delle Bermuda. Gli scienziati hanno scoperto crateri larghi oltre 800 metri, causati da esplosioni di metano marino assecondato da enormi vortici che trasportano le navi in profondità. Ad aprile sarà pubblicata l’indagine

Sparizioni Triangolo delle Bermuda: scienziati svelano il mistero delle scomparse

Sarebbero enormi crateri quello alla base delle scomparse che girano attorno al Triangolo delle Bermuda. Il mistero più grande e intricato degli ultimi decenni è stato svelato da un gruppo di ricercatori della Arctic University di Norvegia. Dietro dunque al teatro delle numerose sparizioni fin dai primi anni del ‘900 nel Triangolo delle Bermuda, non c’è nient’altro che delle grandi buche profonde fino a 45 metri e larghe fino a 800 metri. Come spiegato al Sunday Times dal team di scienziati ingaggiati per la ricerca: «Esistono diverse giganti cavità sul fondo del mare in una zona nella parte centro-occidentale del Mare di Barents causate probabilmente da enormi scoppi di gas» spiegando appunto le origini delle scomparse che sono accadute tutte nel tratto di Oceano Atlantico compreso tra le Bermuda, il Porto Rico e la Florida. Continuano ancora gli scienziati: «L’area dei crateri rappresenta probabilmente uno dei più grandi punti caldi per il rilascio di metano marino nell’Artico e le esplosioni, che successivamente formano le cavità, potrebbero comportare grossi rischi per le navi che viaggiano sul Mare di Barents».

I vortici e le reazioni dei gas idrati
Gli scienziati continuano a spiegare della loro certezza che le imbarcazioni e i velivoli di passaggio nel Triangolo, distanti migliaia di chilometri dalle acque a nord della Norvegia e Russia, si siano imbattute in molteplici pericolosità, trovandosi in terribili e potentissimi vortici che hanno compromesso la sicurezza, trascinando tutto. La versione di studio appena spiegata, si avvicina alla stessa idea descritta di già nel 2015 da Igor Yeltsov, scienziato russo che ha discusso le misteriose sparizioni delle Bermuda ipotizzando l’esplosione tramite una reazione chimica: «Le reazioni dei gas idrati che cominciano a decomporsi attivamente quando il ghiaccio di metano si trasforma in gas. Accade in maniera simile ad una valanga, come in una reazione nucleare, producendo enormi quantità di gas. Questo fa aumentare la temperatura del mare e le navi affondano nelle sue acque, mescolate con una percentuale enorme di gas». Bisogna dunque deludere tutti i patiti dei fenomeni paranormali, che avevano ipotizzato diversi dettagli attorno al famoso Triangolo già dal 1945, quando una truppa di cinque bombardieri della US Navy sparì proprio nel momento in cui sorvolò il famoso “buco nero”. Ora si aspetta solo di leggere l’indagine della Artic University, che verrà pubblicata in occasione della riunione annuale della European Geosciences Union in aprile.



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