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Strage al Bataclan, il giornalista che ha perso la moglie manda una lettera ai terroristi

Ha perso la moglie nella carneficina al Bataclan e adesso si ritrova a crescere da solo un figlio di 17 mesi: «Ma non crescerà nell’odio, gli aprirò gli occhi sul mondo, lontano dalla paura». Ai terroristi scrive: «Per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio»

Strage al Bataclan, il giornalista che ha perso la moglie manda una lettera ai terroristi

Antoine Leiris, giornalista di France Bleu, è vedovo da venerdì, quando l’amata moglie Helene è rimasta uccisa durante gli attentati terroristici al Bataclan. E adesso si ritrova da solo a crescere il figlioletto di 17 mesi, Melvil, e nonostante la disperazione e il dolore per la perdita dell’amore della sua vita, vuole crescerlo come avrebbe fatto la moglie: «Gli aprirò gli occhi sul mondo, lontano dalla paura». Antoine ha avuto il terribile compito di riconoscere il corpo della moglie, morta nel massacro al Bataclan, una carneficina che passerà alla storia come l’11 settembre di Parigi: «Era ancora bella come quando l’ho conosciuta 12 anni fa. Adesso non c’è più, me l’hanno ammazzata in nome di chissà chi», ha detto Antoine. E su Facebook si rivolge proprio ai terroristi, con una lettera che colpisce particolarmente e che dovrebbe essere d’esempio per tutti: «Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa».

Ma le parole non si fermano e continua a rivolgersi ai terroristi scrivendo loro che proprio il suo bambino gli farà il più grande affronto, perché sarà libero e felice: «Ho visto Helene stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio».

Un messaggio di grande forza, speranza, e voglia di libertà – Antoine ha raccontato di essersi messo al computer e che le parole gli sono uscite da sole, scoprendo solo dopo, con decine e decine di commenti e messaggi da tutto il mondo, che il suo era diventato un messaggio importante, di grande forza interiore e di una grande speranza e voglia di libertà, con il desiderio di vivere senza quella inaccettabile paura in cui sta vivendo in questi giorni tutta la Francia, e tutto il mondo, «perché non avranno mai quello che cercano, continuerò a vivere la mia vita, ad amare la musica, ad uscire e a crescere mio figlio senza trasmettergli l’odio e il risentimento». «Ho scoperto solo dopo che quello che ho scritto era diventato “il mio messaggio”. Quando Melvil è andato a dormire ho cominciato a ricevere decine di messaggi dal mondo intero e solo allora mi sono reso conto che quello che avevo scritto aveva toccato il cuore», ha detto il giornalista 34enne.



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