Scroll to Top

Taiwan, è nuova svolta: prima donna presidente a capo della nazione

E’ stata eletta una nuova presidentessa democratico-progressista nello stato del Taiwan, è la prima volta che si elegge una donna presidente in oriente

Taiwan, è nuova svolta: prima donna presidente a capo della nazione

E’ una nuova svolta storica a Taiwan: la 59enne democratico-progressista Tsai Ing-wen anche leader dell’opposizione filo-indipendentista, è stata eletta presidente per un totale del 56% di voti. E’ la prima volta, nella storia dell’oriente, che una donna sale al potere di una nazione senza che abbia “l’eredità” di un cognome già reso famoso da un padre o un marito saliti in politica precedentemente. E’ una vincita anche aver sconfitto il candidato Kuomintang del partito nazionalista caduto, secondo i tabloid di Taiwan, per via del suo continuare a persistere sul riavvicinamento, non solo politico, con Pechino tramite collegamenti navali ed aerei diretti, l’apertura al turismo cinese e gli scambi economici che hanno però aumentato la dipendenza dell’isola da parte del gigante orientale. I conteggi dei voti, sebbene ancora in corso, parlano chiaro: Tsai ha ottenuto più del 50% delle preferenze, a fronte del 30% di Eric Chu, il candidato del Kmt. Numeri che, anche se ancora in diretta confermano e rappresentano un vittoria senza precedenti: un record che fino ad ora apparteneva al presidente uscente Ma Ying-jeou, che nel 2008 aveva ottenuto il 58,45%. Tuttavia i candidati rivali, sebbene dispiaciuti dalla loro perdita, si dicono contenti della vittoria della ex professoressa di diritto laureata a Londra. Eric Chu, che era al potere da circa 8 anni, ha spiegato: «Mi dispiace, abbiamo perso. Il Kmt ha subito una sconfitta. Non abbiamo lavorato abbastanza e abbiamo mancato le aspettative degli elettori», parole forti dette nel quartier generale del partito a Taipei tramite un comunicato stampa in cui ha annunciato anche le sue dimissioni dalla presidenza del Kmt visto che il partito ha perso la maggioranza in Parlamento.

«La Cina ora dovrà rispettarci»
Nel discorso tenuto alla stampa subito dopo la conferma della sua elezione, Tsai ha detto: «Esprimo tutto il mio orgoglio per essere taiwanese e democratica, proteggeremo la sovranità nazionale. Pechino ora deve rispettare la nostra democrazia». La vittoria del partito di Tsai è stata votata e appoggiata a pieno dal popolo di Taiwan, poiché il loro appoggio è stato votato anche per la maggioranza in parlamento, dove Tsai e il Dpp potranno contare su una comoda maggioranza. Un merito anche per quanto riguarda il voto giovanile, che, come anche ad Hong Kong, risulta essere una buona leva in politica per prendere nuovi voti, ma soprattutto diventa una costante differenza con la regione cinese che impone a tutti un’unica alternativa politica, dando altre finte alternative politiche, rendendole tutte sinonimo e/o sostenitori del Partito Comunista. Fra i neo-eletti al parlamento si trovano anche indipendentisti del Nuovo Partito del Popolo di giovane età, dai 30 anni in giù che è l’equivalente di una forza giovane disposta a sfidare Pechino per perseguire il sogno dell’indipendenza di Taiwan.

Giochi di potere: allontanamento dalla Cina
A giocare un ruolo nell’elezione di Tsai è stato il crescente malcontento dei taiwanesi per il riavvicinamento con la Cina voluto da Ma Ying-jeou e culminato con il primo incontro ufficiale tra i due governi dopo oltre 65 anni, ma non è quello che il popolo di Taiwan richiedeva. La base elettorale della nuova presidentessa ha mirato proprio all’allontanamento da Pechino e Taipei e modificare le condizioni economiche e di amministrazione dell’isola, rendendola più indipendente. D’altronde, Taiwan è sempre stata totalmente fuori dai confini cinesi per via della loro politica estremamente democratica rispetto alla Cina. Nel 1949 il nazionalista Chiang Kai-shek si rifugiò a Taipei e fondò la Repubblica di Cina, in contrasto con la Repubblica popolare cinese di Mao Tse-Tung che continuava a considerarla una sua provincia nonostante la sua indipendenza. Nel ’92 la Cina chiese a Taiwan di riconoscerla come “l’unica Cina” e Taiwan, per averne la sua indipendenza ha acconsentito, ma anche il Dpp è tradizionalmente favorevole all’indipendenza, e dunque alla distinzione tra le due Cine. Certamente gli ultimi sviluppi a Taiwan vengono guardati con preoccupazione da Pechino. L’analista politico Jean-Pierre Cabestan dell’Hong Kong Baptist University ha dichiarato: «Le relazioni saranno ora più complicate e meno prevedibili. Si deterioreranno in una certa misura ma allo stesso tempo l’interesse di Pechino è quello di mantenere Taiwan dipendente dal punto di vista economico», ha spiegato con un certo timore, ma guardando con fiducia alla nuova politica di Taiwan entrata nella storia.



Leggi anche: