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Torino, bimbo di un mese subisce circoncisione domestica: muore poche ore più tardi

Lo sottopongono a circoncisione. Bimbo di un mese, di origine ghanese, muore dopo una lunga agonia all’ospedale Maria Vittoria, di Torino. Le molteplici manovre di rianimazione sono state inutili. Alla base del tragico decesso, una somministrazione eccessiva di antidolorifici

Torino, bimbo di un mese subisce circoncisione domestica: muore poche ore più tardi

Aveva appena un mese il neonato di origine ghanese tragicamente morto alla clinica Maria Vittoria, a Torino. Come da tradizione musulmana, il piccolo è stato sottoposto a circoncisione nella giornata del 29 maggio scorso. L’operazione sarebbe avvenuta in casa, senza la presenza di un medico. In seguito all’intervento, al neonato sarebbe salita la febbre, raggiungendo anche 38 di temperatura. Come rimedio i genitori avrebbero somministrato una quantità eccessiva di paracetamolo. Sarebbe stata quest’ultima a causarne il decesso. I sanitari, allarmati dagli stessi genitori, arrivati in corso Cirié, hanno trovato il piccolo in condizioni gravissime. Trasportato d’urgenza all’ ospedale, il neonato non c’è l’ha fatta, nonostante le molteplici manovre di rianimazione. La madre, appresa la notizia della morte del figlio, ha accusato un malore. Adesso dovrà rispondere alle domande degli inquirenti. I poliziotti con l’aiuto di un’interprete ascolteranno la sua testimonianza per verificare se effettivamente il bambino sia stato circonciso, quando e in che circostanze. L’autopsia del medico legale, che avverrà nelle prossime ore, potrà dare ulteriore conferma. L’ospedale ha immediatamente sporto denuncia all’autorità giudiziaria.

Fenomeno diffuso e nascosto. Bisogna lavorare sulla prevenzione
«Sappiamo che il fenomeno delle mutilazioni genitali maschili è molto diffuso nelle comunità musulmane, il problema è che non possiamo quantificarlo perché è un fenomeno nascosto. Sappiamo dalle voci che ci arrivano che la circoncisione è molto diffusa, ma ce ne accorgiamo soltanto quando ci sono, purtroppo, delle gravi conseguenze», spiega Maria Rosa Giolito, coordinatrice dei consultori piemontesi. «Il problema va affrontato. Nella comunità ebraica, per esempio, la circoncisione è regolamentata e avviene alla presenza di medici e di personale esperto, ma nelle altre comunità tutto è lasciato allo sbaraglio. Sono realtà complesse, culturalmente difficili da affrontare», prosegue la coordinatrice. «Se si lavora sulla prevenzione, coinvolgendo le donne e sensibilizzandole prima che il bambino nasca e affiancandole in un percorso lungo, si possono ottenere risultati. Come Regione Piemonte stiamo affrontando da anni il problema delle mutilazioni genitali femminili assistendo le donne già dai primi mesi di gravidanza e lavorando nei consultori con le mediatrici culturali», ha concluso.



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