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Torino: ereditiera rapinata per 7 milioni di euro, arrestati i quattro responsabili

La rapina nei confronti dell’ereditiera era stata commissionata dalle proprietarie di una boutique torinese situata nel centro cittadino. La squadra mobile ha arrestato le due negozianti e due stranieri, un serbo e un albanese, esecutori della rapina. Il bottino, tra gioielli, contanti e pezzi pregiati, equivale ad un totale di 7 milioni

Torino: ereditiera rapinata per 7 milioni di euro, arrestati i quattro responsabili

Sono stati finalmente arrestati gli artefici della rapina avvenuta il 20 settembre 2015 nell’attico dell’ereditiera Mariella Garis, che subì un furto del valore pari a 7 milioni. Le Forze dell’ordine hanno trovato e arrestato quattro responsabili: Zefi Zef, albanese, Denis Jovanovic, serbo, entrambi 40enni, e due negozianti torinesi adesso ai domiciliari, Maddalena Rizzi di 63 anni e sua figlia Sylvie Aurora Lanza di 41. Le due imprenditrici possiedono una boutique proprio nei pressi di piazza Maria Teresa, a due passi dall’appartamento dell’ereditiera che si trova nello storico palazzo torinese all’angolo tra via Giolitti e via della Rocca: le due italiane avevano saputo delle ricchezze dell’ereditiera ed avevano fatto amicizia dapprima con la domestica della donna e poi con la stessa signora Garis. Nel corso dei mesi, le due italiane, avevano instaurato un rapporto confidenziale con l’ereditiera e, fin dal maggio 2015, andavano spesso nell’abitazione della “vittima” per perfezionare il vestito che la signora avrebbe indossato per il matrimonio del figlio. Con le frequenti visite, senza farsi notare, le commercianti studiavano sia i movimento della donna, molto riservata, sia l’abitazione, fino a scoprire la cassaforte nell’armadio e a desiderarne il suo contenuto.

Rapinata anche la domestica
È per questo che il colpo dell’attico è stata «un’azione programmata e ben organizzata», come ha riportato il Gip Stefano Vitelli. Difatti, la signora Mariella, come si legge su “La Stampa”, ha spiegato ai poliziotti come l’indumento che le sarte preparavano: «Non andava mai bene, dicevano loro, benché fosse un vestito semplice. Abbiamo fatto la prova nella mia camera da letto. In quell’occasione ho preso alcuni gioielli, per scegliere il più adeguato». Le Forze dell’ordine, dopo la rapina, avevano iniziato ad indagare sulla cameriera, nonostante anche lei avesse subito un furto nella sua casa di Moncalieri tempo prima, mentre era in vacanza in Puglia: erano sparite le chiavi di servizio dell’abitazione della signora Garis.

Trafugati gioielli e antiquariato
L’operazione, battezzata “Samsara”, proprio come il nome della boutique in questione, ha visto la squadra mobile, coordinata dal pm Andrea Palladino, procedere con le indagini sui legami delle due negozianti con l’incensurato già noto alla polizia Denis Jovanovic: il serbo aveva infatti una relazione con la signora Aurora, per questo che si è pensato subito ad un furto commissionato e preparato. Ed è qui che entra in gioco Zef Zefi, altro pregiudicato che Jovanovic aveva avuto modo di conoscere durante il periodo di detenzione nel carcere di Asti nel 2014. È stato proprio Zefi che ha effettuato la rapina, la prova è nelle immagini delle telecamere di sorveglianza nei pressi dell’abitazione, mentre usciva dall’edificio, dopo la rapina, con un complice ancora non identificato e con un carrellino della spesa, trovato in casa, con dentro il bottino. Dalla cassaforte, i rapinatori, avevano trafugato, oltre ai contanti, gioielli e parure, anche oggetti d’antiquariato forgiati da maestri orafi risalenti all’Ottocento e all’inizio del Novecento. Nella cassaforte vi erano anche pregiati pezzi originali designati ad alcuni imprenditori del legname, appartenenti alla famiglia dell’ereditiera. Data la ricchezza della refurtiva, le Forze dell’ordine procedono verso il ritrovamento.



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