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Trattativa Stato-Mafia, Ciancimino jr: “Gestivo la corrispondenza di Riina e Provenzano”

Il figlio di Vito Ciancimino, Massimo, ha testimoniato nel corso del processo per la trattativa Stato-Mafia: «Gestivo i pizzini di Riina e Provenzano; per mio padre, Riina era solo un uomo stupido e ignorante»

Trattativa Stato-Mafia, Ciancimino jr: "Gestivo la corrispondenza di Riina e Provenzano"

Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo (e referente politico del clan dei Corleonesi) Vito, ha testimoniato ieri davanti alla corte d’Assise di Palermo nell’ambito del processo per la trattativa Stato-Mafia: «Ho fatto da tramite nello scambio di pizzini tra mio padre e Provenzano per molto tempo – ha raccontato davanti ai giudici – mio padre era molto cauto a gestire la corrispondenza; apriva addirittura i biglietti con i guanti di lattice, li fotocopiava e poi li bruciava». Ciancimino, testimone-imputato in quanto processato per calunnia, ha detto di essere stato intermediario anche tra il padre e l’ex Capo dei Capi Totò Riina: «Contrariamente a quello che si crede, mio padre non stimava per niente Totò Riina. Quando riceveva una sua lettera era sempre un momento di ilarità» ha spiegato riferendosi al fatto che le lettere del mafioso erano sgrammaticate, essendo l’ex boss dei boss semianalfabeta.

«Mio padre conosceva Riina da sempre, per lui era un idiota»
Ciancimino avrebbe preso da Antonino Cinà i messaggi del capomafia, ma ha raccontato di aver saputo solo nel 1992 che provenivano da Riina: «Ho gestito anche i pizzini da e per Provenzano, tra maggio e dicembre 1992» ha raccontato. Massimo Ciancimino ha inoltre ricordato la scarsissima stima che il padre nutriva verso Riina: «Per lui, Riina era praticamente un ritardato, un doppiogiochista e un uomo aggressivo. Non ne aveva alcuna stima, lo chiamava “pupazzo”». Ha inoltre precisato come il padre Vito conoscesse Riina e Provenzano sin da quando erano ragazzi: «Diceva che erano i picciotti di Luciano Liggio, con cui aveva una conoscenza – ha detto – ho visto Riina molte volte prima degli anni Ottanta. Accompagnavo mio padre alle riunioni anche con altri, come Santapaola, ma non partecipavo e aspettavo sempre fuori. Inoltre, Riina veniva anche a casa nostra. Una volta litigò con mio padre per la vendita di un palazzo in via Libertà; mio padre si divertiva spesso ad irritarlo perchè diceva che era molto stupido e prevedibile e gli faceva fare lunghe anticamere che lui viveva come una grave mancanza di rispetto».



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