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Usa, dopo 30anni cade per i gay il divieto di donare il sangue: ma la svolta è solo parziale

Esattamente dopo 32 anni cade per gli uomini gay o bisessuali il divieto totale di donare il sangue: potranno farlo solo a 12 mesi dall’ultimo rapporto. Stesse regole in Francia, Gran Bretagna, Giappone e Australia

Usa, dopo 30anni cade per i gay il divieto di donare il sangue: ma la svolta è solo parziale

Negli Stati Uniti è stato (parzialmente) eliminato il divieto per gay o bisessuali di donare il sangue. L’apertura arriva dopo ben 30 anni dalla Food and Drug Administration (Fda), l’ente che si occupa di cibo e sanità negli Usa, che ha da poco emesso questa nuova direttiva al passo con le più aggiornate e solide evidenze scientifiche «per garantire la continuità e la sicurezza delle scorte di sangue, riducendo in questo modo il rischio di infezione da Hiv». Il divieto, imposto negli Stati Uniti nel 1983 con il diffondersi dell’Aids, è stato adesso rivisto e sostituito: gli uomini gay o bisessuali potranno donare il sangue a partire da 12 mesi dopo aver consumato l’ultimo rapporto sessuale. Una svolta dunque parziale, ma comunque un deciso passo in avanti per quanto riguarda i diritti degli omosessuali, avanzato con le stesse regole anche in Francia, Gran Bretagna, Giappone e Australia. «La responsabilità della Fda è quella di mantenere un elevato livello di scorte di sangue in sicurezza. Abbiamo agito con grande cura per assicurare che questa revisione della normativa fosse supportata da solide basi scientifiche», ha dichiarato Stephen Ostroff, commissario ad interim dell’authority Usa.

Esaminate diverse opzioni alternative
Il vice direttore del Center for Biologics Evaluation and Research della Fda ha inoltre aggiunto che «nel rivedere le politiche per contribuire a ridurre il rischio di trasmissione del virus Hiv attraverso i prodotti derivati dal sangue», sono state esaminate diverse opzioni alternative, tra cui la valutazione del rischio individuale. «La ‘finestra di differimento’ di 12 mesi è supportata dalle migliori prove scientifiche attualmente disponibili. Continueremo comunque a svolgere attivamente ricerca in questo settore per rivedere le nostre politiche non appena emergeranno nuovi dati», ha concluso.



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