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Usa, nessun processo all’agente che uccise il 12enne di colore Tamir Rice

Dopo la sentenza i familiari della vittima si sono scagliati contro le autorità: «Processo deliberatamente sabotato. È la dimostrazione che la razza è ancora un serio problema in questo Paese e nel sistema di giustizia penale»

Usa, nessun processo all'agente che uccise il 12enne di colore Tamir Rice

Uccise a colpi di pistola un 12enne afroamericano, ma non dovrà affrontare alcun processo. È la decisione del Grand Jury di Cleveland emessa ieri nonostante le proteste dei familiari di Tamir Rice, questo il nome del ragazzino ucciso, i quali avevano chiesto l’accusa di omicidio nei confronti dell’agente che ha aperto il fuoco contro il figlio. Il poliziotto, Patrolman Timothy Loehmann, non sarà dunque perseguitato penalmente. L’omicidio si verificò il 22 novembre del 2014 in Ohio, quando il giovanissimo afroamericano, che camminava per strada brandendo una pistola, rivelatasi poi un giocattolo, fu ucciso dall’agente, che sparò un colpo secco allo stomaco del 12enne dall’auto ancora in movimento. A parlare di un «disastroso incidente» è stato il procuratore Timothy McGinty, secondo cui la morte del ragazzo è stata una «tempesta perfetta dell’errore umano». A suo avviso, il poliziotto, davanti ad una persona armata, seppur un ragazzino, avrebbe avuto troppo poco tempo per decidere cosa sarebbe stato giusto fare, soprattutto credendo che la pistola fosse vera. La giuria ha quindi dato ragione al procuratore e l’agente è adesso libero da ogni accusa. Prosciolto anche il collega Frank Garmback, che era alla guida dell’auto.

Trump: «Polizia maltrattata»
La notizia ha scatenato non poche proteste a Cleveland, e oltre ai familiari di Tamir Rice che hanno accusato le autorità di aver «deliberatamente sabotato il caso, manipolando il processo e la decisione del Grand Jury, e dimostrando così che la razza è ancora un serio problema in questo Paese e nel sistema di giustizia penale», sono scese in piazza decine e decine di persone vicino alla sede della polizia. Anche Donald Trump, candidato repubblicano alla Casa Bianca, è intervenuto su questa decisione prendendo le difese della polizia: «La nostra polizia è maltrattata».



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