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Alberto Stasi, primo giorno in carcere: “Come riuscirò a sopravvivere qui dentro?”

Primo giorno nel carcere di Bollate per Alberto Stasi, condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi nell’agosto del 2007. Ma lui ribadisce di essere innocente: «Sono sconvolto, non mi aspettavo questa condanna perché io non ho ucciso Chiara, ero tranquillo. Non so come riuscirò a sopravvivere qui»

Alberto Stasi, primo giorno in carcere: "Come riuscirò a sopravvivere qui dentro?"

«Dormire? No, non ci sono riuscito ieri. La mia prima notte qui dentro è stata difficilissima e sono sconvolto. Ho mille pensieri che mi ballano in testa». A parlare è Alberto Stasi, che da ieri ha iniziato a scontare la pena di 16 anni al carcere di Bollate per l’omicidio di Chiara Poggi, la sua fidanzata, la mattina del 13 agosto 2007. La sentenza è arrivata quando ormai era quasi certo di poter essere assolto: «Non me l’aspettavo. Giuro che proprio non me l’aspettavo. Anche il procuratore generale aveva chiesto l’assoluzione. Io non ho ucciso Chiara, ero tranquillo». «Quando mi hanno detto della condanna ero dall’avvocato. Non sono nemmeno passato da casa a prendere il necessario. Mi sono immaginato la ressa di giornalisti davanti al cancello, il muro di telecamere, il solito clamore. E allora ho preferito venire qui direttamente», ha aggiunto. Nella sua cella altri tre ragazzi, un italiano e due montenegrini, che gli fanno da guida e cercano di orientarlo in un carcere dove per ogni cosa c’è una regola da seguire. Quando è arrivato ha chiesto a tutti un piccolo favore, di cambiare canale quando in televisione parlano di lui: «Non voglio guardare nessuno di quei programmi. È possibile?». Così i nuovi compagni, che hanno capito che Alberto Stasi non vuole più sapere cosa dicono di lui fuori dal carcere, hanno evitato tutte le notizie e le trasmissioni sul caso Garlasco. Il braccio dove l’hanno sistemato, in una delle strutture considerate tra le migliori in Italia, è molto tranquillo: c’è una sala comune con maxi televisore al plasma, una cucina e persino un albero di Natale all’ingresso. Potrà andare in biblioteca e in palestra, e passeggiare nei corridoi, ma dovrà farlo per i prossimi 16 anni per una decisione che ritiene «ingiusta» perché «totalmente innocente».

«Non so come riuscirò a sopravvivere qui dentro» – A far visita al bocconiano di Garlasco nel suo primo giorno da recluso è stato Giacomo Portas, parlamentare leader dei Moderati e presidente della Commissione che si occupa dell’anagrafe tributaria: «Qui è ancora possibile un rapporto vero, umano tra le persone. Tra chi è recluso e chi deve vigilare». Chiede a Stasi come si trova e lui risponde: «Mi trattano molto bene, sono tutti gentili con me. Le altre persone che sono qui mi spiegano quali sono le regole. Sa, questo è un carcere e bisogna capire cosa fare e come fare». Poi Stasi gli confessa che non è riuscito a chiudere occhio: «Ma dormire è il meno. È difficile imparare tutto il resto», dice. E Portas, che è un cattolico praticante, prova a rassicurarlo: «Siamo fortunati ad essere qui, si sta bene. Altro che in altre strutture». Prima di andare via il parlamentare gli regala l’immaginetta di un santo e una poesia. Il ragazzo lo ringrazia e gli chiede di andare a trovarlo qualora ne avesse tempo e voglia: «Io qui dentro non so come riuscirò a sopravvivere».



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