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Cuba: recluso in carcere da 13 anni per sbaglio a causa di uno scambio d’identità

Mustafa fu rinchiuso in prigione 13 anni fa per sbaglio. In carcerato ha sempre dichiarato di essere innocente, fu arrestato per uno scambio d’identità: somigliava ad un importante membro di Al Qaeda in Afghanistan

Cuba: recluso in carcere da 13 anni per sbaglio a causa di uno scambio d'identità

Molti dei delinquenti che occupano le nostre prigioni è perché hanno colpe di delinquenza: spaccio, violenza, omicidi. Ma l’uomo protagonista di questa vicenda non ha mai avuto niente a che fare con certi reati. L’uomo in questione è stato trattenuto in prigione a causa di un abbaglio. Lui si chiama Mustafa al-Aziz al-Shamiri ed ora ha 37 anni, ma quando fu incriminato ne aveva 24. Al-Shamiri è originario dello Yemen, ha combattuto in Bosnia nel 1995 e poi nella guerra civile yemenita nel 1996. Tra il 2000 e il 2001 si è unito ai talebani in Afghanistan e l’anno successivo è stato catturato dagli americani e portato a Guantanamo, a Cuba, nella prigione di massima sicurezza istituita da George W. Bush per coloro che erano implicati nella strage dell’11 settembre 2001. Tuttavia la sua cattura è stato solo uno sbaglio: Al-Shamiri non ha mai commesso nulla di male se non quello di assomigliare tanto, anche nel nome, ad un importante membro di Al Qaeda in Afghanistan. L’incriminato fu arrestato e incarcerato senza processo perché era considerato uno dei più stretti collaboratori di Osama Bin Laden quando in realtà era un soldato semplice che non aveva a che fare con Al Qaeda. Non è mai stato ascoltato neanche per un processo in questi ultimi 13 anni. Nonostante l’errore, Al-Shamiri durante questo periodo, ha avuto modo di redimersi dal suo pessimo stile di vita guerrigliero: in attesa della sua scarcerazione, per poter ricominciare a vivere come una persona normale, ha frequentato corsi di lingua inglese, cucina e arte. L’avvocato dell’imputato ha dichiarato: «Mustafa prova rimorso per avere scelto in passato la strada sbagliata. Ci ha detto che non può cambiare il passato e che vorrebbe aver scelto senza alcun dubbio un’altra strada. Vuole rifarsi una vita, ma non tornando nello Yemen. È disposto ad andare in qualsiasi paese sarà disposto ad accettarlo».

Il Periodic Review Board ora cerca di rimediare
L’errore sull’arresto Al-Shamiri è stato scoperto proprio in questi giorni, dal Periodic Rewiew Board, un gruppo di funzionari governativi che sta valutando i singoli casi dei detenuti a Guantanamo nel tentativo di ridurre il numero delle persone incarcerate. Il compito dei funzionari è quello di approfondire i casi dei singoli detenuti, per vedere se alcuni di questi possono essere rilasciati senza rischi per gli Stati Uniti, in maniera tale da stringere accordi con altre nazioni per trasferire i detenuti fuori dal carcere. Difatti, chiudere il carcere era una delle priorità dichiarate durante le elezioni nel primo mandato di Obama. Eppure una volta salito alla presidenza, Obama ha dovuto rendersi conto che chiudere un edificio del genere sarebbe una spesa troppo ampia da sopportare per le attuali possibilità del Congresso che non ha dato per niente il suo appoggio: circa 500 milioni di dollari trasferire i detenuti in strutture altrettanto sicure. E così l’amministrazione Obama ha deciso allora di percorrere quest’altra strada. Mentre altri detenuti sono in attesa di rilascio o proscioglimento, ora una giuria dovrà valutare se lasciare andare il detenuto, ipotesi considerata molto probabile visto che lo stesso Pentagono ha ammesso l’errore. Al Shamiri è uno dei 107 prigionieri che si trovano ancora a Guantanamo, 50 di loro hanno ottenuto l’approvazione per il rilascio e stanno aspettando di essere trasferiti. E il fatto che altri 20 dichiarano la loro errata incarcerazione per sviste anagrafiche è un dettaglio da non sottovalutare.



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