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Egitto, denuncia Amnesty: “Scompaiono 4 persone al giorno. Regeni punta dell’iceberg”

È da un rapporto sull’Egitto che l’Amnesty International denuncia la quotidiana scomparsa di 3-4 persone al giorno, tra cui molti gli adolescenti. Gli aumenti delle sparizioni risalgono allo scorso marzo 2015, dopo la nomina del ministro dell’interno Magdy Abd el-Ghaffar

Oltre al terribile caso di Giulio Regeni, sono molti coloro che scompaiono ogni giorno in Egitto, molti dei quali sono adolescenti. È la denuncia che Amnesty International ha effettuato attraverso un rapporto pubblicato il 13 luglio dal titolo “Egitto: tu ufficialmente non esisti”. Il rapporto, redatto da alcune Ong locali ed egiziane assieme al supporto di alcuni giornalisti, sottolinea come almeno diverse centinaia d’egiziani siano scomparsi per un minimo di 48 ore e in alcuni casi per mesi prima che si sapesse che fossero stati arrestati. Come riportato da “Il Tempo”, si spiega come «ogni giorno una media di tre o quattro persone è soggetto a sparizione forzata sin dall’inizio del 2015», anno in cui risale anche la nomina a ministro dell’Interno di Magdy Abd el-Ghaffar, in precedenza già facente parte del Servizio per le indagini sulla sicurezza dello Stato (Ssi), conosciuta anche come la polizia segreta dei tempi di Mubarak e nota per le gravi violazioni dei diritti umani. L’organizzazione fu smantellata nel 2011, poco dopo la rivolta, per essere rinominata Nsa.

«Spazzare via il dissenso pacifico»
Come spiegato ancora nel documento di Amnesty International, le sparizioni forzate, gli adolescenti appesi per i piedi, picchiati e torturati con la corrente elettrica, le uccisioni senza processo e le confessioni di colpevolezza estorte con la forza riportati anche in un articolo su “Middle East Eye”, avvengono attraverso «l’Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa) che si rende responsabile di rapimenti, torture e sparizioni nel tentativo d’incutere paura agli oppositori e spazzare via il dissenso pacifico» in una «vera e propria tendenza che vede centinaia di studenti, attivisti politici e manifestanti, compresi anche 14enni, sparire nelle mani dello Stato senza lasciare traccia». Il tutto è eseguito attraverso la polizia egiziana, che sfrutta la motivazione “contrasto al terrorismo” come giustificazione per rapire, interrogare e torturare coloro che sfidano le autorità, nonché oppositori: difatti, gran parte di coloro che son stati torturati, sono dichiaratamente sostenitori dell’ex presidente islamista Mohammed Morsi; altri erano attivisti laici ed infine molti erano stati arrestati per i loro legami famigliari.

«Regeni è la punta dell’iceberg»
Per quanto riguarda il caso Regeni, dal documento si legge: «Le autorità egiziane si ostinano a negare qualsiasi coinvolgimento nella sparizione e nella seguente uccisione di Giulio Regeni» ma «si suppone che la sua morte sia stata solo la punta dell’iceberg e possa far parte di una più ampia serie di sparizioni a opera di Nsa e intelligence», poiché, in tal proposito, Amnesty International accenna a diverse similitudini tra i segni di tortura sul suo corpo e quelli sugli attivisti egiziani morti in custodia dello Stato. Nel documento, infine, sono presenti anche altre testimonianze riguardo alcuni giovani adolescenti rapiti: è proprio la madre di un ragazzo 14enne scomparso il 30 settembre 2015, che spiega come il figlio sia stato torturato con scariche elettriche e sodomizzato con un bastone dopo esser stato accusato dalla Fratellanza Musulmana. Il ragazzo, rilasciato il 31 gennaio, ora rimane in attesa di processo.

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