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India, tassista Uber condannato all’ergastolo: stuprò una cliente 25enne sul taxi

Il tassista era già stato accusato per violenza sessuale, sequestro di persona, intimidazioni e attentato alla vita della cliente, ma solo adesso il tribunale di New Delhi ha deciso di condannarlo all’ergastolo. La vicenda aveva gettato Uber nella bufera tanto che le autorità avevano revocato per un periodo la licenza di operare in India

India, tassista Uber condannato all'ergastolo: stuprò una cliente 25enne sul taxi

Dovrà passare tutto il resto della sua vita in carcere. È la condanna inflitta da un tribunale di New Delhi ad un tassista di Uber che nel dicembre dello scorso anno aveva stuprato una cliente sulla sua auto. Il mostro, Shiv Kumar Yadav, 32 anni e padre di due bambine, era stato già giudicato colpevole di violenza sessuale, sequestro di persona, intimidazioni e attentato alla vita della cliente, una ragazza di 25 anni, impiegata di una società finanziaria, che aveva usufruito del servizio della nota società di noleggio taxi via smartphone per tornare a casa dopo una festa. Solo nell’ultima sentenza, avvenuta martedì 3 novembre, i giudici hanno deciso di condannarlo all’ergastolo. Al momento della lettura del verdetto il tassista è scoppiato in lacrime, mentre la moglie, secondo quanto riferito dalla stampa locale, è svenuta in aula. Secondo la ricostruzione dei fatti Yadav dopo che la cliente 25enne, stanca di una serata movimentata in compagnia di amici, si è addormentata sul suo taxi, avrebbe deviato il percorso da lei indicato per portarla in una zona appartata col preciso intento di abusare di lei. Quando la sua preda si è svegliata accorgendosi di non essere nel posto desiderato il tassista ha bloccato le portiere dell’auto minacciandola di «farle quello che era stato fatto a Nirbhaya se avesse opposto resistenza», ricordando il tragico episodio in cui Nirbhaya, una studentessa indiana, è morta dopo uno stupro collettivo su un autobus il 16 dicembre 2012. La ragazza è stata picchiata violentemente e stuprata, e poi accompagnata nei pressi della sua abitazione come se nulla fosse. Si è poi recata di corsa alla polizia per denunciare il suo stupratore (conosceva il suo nome perché segnato sulla ricevuta) consentendo alle autorità di arrestarlo due giorni a Mathura, a circa un’ora da New Delhi, dove era fuggito per scampare alla cattura.

Nel corso delle indagini si è scoperto che Yadav aveva a suo carico altre denunce per molestie sessuali. La vicenda aveva gettato Uber nella bufera tanto che le autorità avevano revocato la licenza per operare come taxi accusando la nota società americana di non mettere in atto i controlli necessari per l’idoneità del personale. Pochi mesi dopo tuttavia il servizio era stato ripristinato per essere nuovamente disponibile a tutti i clienti.


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